L’energia al centro dell’incertezza globale
Tra le variabili che pesano maggiormente sullo scenario secolare figura il conflitto in Medio Oriente, che ha generato uno dei maggiori shock petroliferi della storia recente con pressioni al rialzo sull’inflazione nel breve termine e potenziale di distruzione della domanda nel tempo. La sicurezza energetica, segnala Pimco, è oggi inscindibile dalla sicurezza economica e dalla capacità di difesa, in un contesto in cui tecnologie ad alto consumo energetico come l’intelligenza artificiale aumentano strutturalmente la domanda di approvvigionamenti stabili. Gli shock si propagano più velocemente rispetto al passato, perché scambi commerciali e flussi dell’energia sono diventati strumenti diretti dell’arte di governo. L’incertezza ha così assunto il rango di variabile macroeconomica autonoma, capace di condizionare i comportamenti di investimento indipendentemente dall’esito dei singoli eventi, con i premi al rischio geopolitico sui mercati dell’energia previsti restare elevati sull’orizzonte secolare.
In questo scenario, le banche centrali dispongono di margini di intervento significativamente superiori rispetto al decennio pre-pandemia, e Pimco prevede che li utilizzeranno in caso di futura recessione. La frequenza storica delle contrazioni americane su periodi di cinque anni dal secondo dopoguerra è pari al 69%, secondo dati Bloomberg e National Bureau of Economic Research aggiornati a marzo 2026. Sul versante fiscale, debito elevato e deficit persistenti vincolano il margine di bilancio degli Stati Uniti, senza che ciò implichi, nel quadro di base di Pimco, una crisi imminente. Il dollaro è previsto restare la valuta dominante a livello globale, con una valutazione che potrebbe subire un graduale aggiustamento con il ribilanciamento dei portafogli internazionali. Il premio al rischio implicito nelle valutazioni azionarie americane si colloca intanto in prossimità dell’estremo inferiore del range storico misurato dal secondo dopoguerra, secondo elaborazioni Pimco su dati Bloomberg e database di Robert Shiller aggiornati al 31 maggio 2026
Oltre la Cina, la nuova mappa del debito emergente
Intanto la Cina prosegue la propria transizione verso un modello di crescita più contenuta a lungo termine, affiancata da una spinta aggressiva per dominare settori strategici. La capacità di esportazione cinese continua a esercitare pressioni disinflazionistiche sui prezzi dei beni a livello globale, e le tensioni commerciali con gli Stati Uniti rimangono pronunciate. Livelli del debito in crescita e spazio fiscale più ristretto limitano la capacità delle autorità di Pechino di stimolare la domanda interna.
Le stesse forze che nelle economie sviluppate esprimono rottura — il ribilanciamento del dollaro, la riconfigurazione delle filiere, gli investimenti in sicurezza energetica e lo sviluppo delle infrastrutture per l’Ia — stanno al contempo creando un insieme diversificato di opportunità nel debito sovrano e societario dei mercati emergenti. I Paesi con banche centrali credibili, capacità di esportazione di materie prime e la scala necessaria per conquistare quote maggiori della catena di valore globale registrano fondamentali convergenti, e in alcuni casi superiori, rispetto a quelli degli emittenti dei mercati sviluppati di secondo livello. I rendimenti disponibili oggi sui mercati emergenti in valuta locale e in valuta forte sono i più convincenti da oltre un decennio.
Il credito privato sotto pressione
Dopo anni di performance senza particolari tensioni, il ciclo di default sta tornando sulla scena. Pimco segnala l‘emergere di perdite significativamente più elevate nel credito di minore qualità (prestiti a leva e credito diretto alle imprese sui mercati privati) e lo definisce l’inizio di una tendenza di lungo periodo in cui qualità e selezione del credito torneranno a essere determinanti. Nel segmento middle market del direct lending si osserva già un aumento dei casi di estensione della scadenza e di strutture PIK, che consentono ai mutuatari di rimborsare il debito con ulteriore debito. La crescita lenta e i costi di rifinanziamento elevati amplificano l’esposizione delle imprese con alta leva finanziaria, in particolare quelle della cosiddetta “old economy” più vulnerabili alla disruption dell’intelligenza artificiale.
In parallelo, si profila un’accelerazione delle strutture di ingegneria finanziaria basate su rating creditizi e ricerca di liquidità, soprattutto nei mercati privati, in etf specializzati con esposizione a leva e in strutture prossime al private equity. Pimco non ravvisa rischio sistemico paragonabile a quello del biennio 2005-2006, segnalando che l’etichetta investment grade non sempre rispecchia un profilo di rischio effettivamente corrispondente, in particolare quando i rating riflettono la struttura finanziaria più che la resilienza degli attivi sottostanti. In questo contesto, l’asset based finance è indicato come area relativamente più interessante su base corretta per il rischio, grazie alla solidità del collaterale, alla diversificazione granulare e alla minore correlazione dei flussi di cassa con gli utili d’impresa.
Pimco: l’obbligazionario è tornato, e questa volta durerà
La risposta di Pimco a un mondo in rottura passa per l’obbligazionario di alta qualità. Al 4 giugno 2026, il rendimento a scadenza del Bloomberg U.S. Aggregate Index si attestava al 4,71% e quello del Bloomberg Global Aggregate Index con copertura valutaria al 4,75%. Su questa base, gestori con mandati globali possono costruire portafogli diversificati con rendimenti del 5-7% in valuta locale senza sacrificare qualità o liquidità. Le aree di maggiore convinzione sono quattro.
La prima è l‘obbligazionario con duration intermedia, nel segmento da cinque a dieci anni sulle curve globali, che offre un bilanciamento favorevole tra rendimento, roll-down e rischio rispetto sia alle scadenze più brevi che alla porzione a lungo termine della curva, dove le dinamiche fiscali e l’incertezza sul premio a termine richiedono prudenza. La seconda è quella degli Mbs agency, titoli che scambiano su un mercato liquido e profondo con spread ancora ampi in termini storici e dinamiche di domanda/offerta in miglioramento, per effetto della stabilizzazione dei bilanci bancari e della progressiva riduzione della presenza della Federal Reserve in questo mercato.
La terza è quella dell’obbligazionario governativo globale, con cicli economici sempre più desincronizzati e percorsi di politica monetaria divergenti che generano opportunità di gestione attiva nella selezione dei Paesi e nel posizionamento sulla curva, compreso il debito di emittenti dei mercati emergenti con politiche credibili e fondamentali solidi. La quarta è quella delle obbligazioni indicizzate all’inflazione e degli attivi reali selezionati, con l’oro indicato come riserva di valore neutrale in un contesto di fiducia parziale nelle valute. I rendimenti reali storicamente offerti da questi strumenti possono fornire un cuscinetto significativo rispetto alla volatilità in scenari di code spesse sull’inflazione e rischi geopolitici elevati sull’energia.