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Produttività: nel 2024 farà ancora la differenza tra USA ed Europa

La sede di Natixis a Charenton a Parigi. Foto di Davric da Wikimedia Commons

A fine 2022 una recessione era prevista per la metà del 2023 negli Stati Uniti da una gran parte degli analisti economici. Poi la sorprendente resilienza dell’economia USA ha spinto a rimandare l’arrivo della recessione alla fine dell’anno e in seguito ancora al 2024. Tuttavia, secondo Mabrouk Chetouane, responsabile Global market strategy, e Alessandro Marolda, director advisory di Natixis IM, c’è una concreta possibilità che l’economia statunitense sorprenda anche nel 2024. Il merito è della produttività, più solida oltreoceano che nel Vecchio continente.

 

Economia USA 2024, rallentamento ma non recessione

L’economia USA è destinata a rallentare nel 2024 ma non a finire in recessione. Questo pensa Mabrouk Chetouane che cita tre fattori alla base della frenata:

 

  • L’esaurimento del risparmio in eccesso accumulato durante il Covid;
  • La fine del sostegno fiscale che ha caratterizzato il 2023;
  • L’aumento del tasso di disoccupazione.

 

“La dissipazione del risparmio in eccesso atteso nel primo semestre del 2024, la fine del sostegno fiscale e l’aumento del tasso di disoccupazione legato ai vincoli finanziari delle imprese derivanti da condizioni monetarie restrittive dovrebbero tutti contribuire a un rallentamento dell’attività economica, raggiungendo il minimo intorno alla fine del primo semestre del 2024. Il tasso di crescita riportato per il 2024 è attualmente stimato tra l’1,5% e l’1,7%, vicino al potenziale” ha illustrato Chetouane. A contrastare i tre fattori indicati poco sopra, e quindi a sostenere l’economia USA, saranno, secondo il responsabile Global Market Strategy di Natixis IM:

 

  • L’impatto positivo della ricchezza generata dai mercati finanziari sui consumi;
  • La stabilizzazione dell’inflazione che permetterà ai salari reali di riprendersi;
  • Il miglioramento della posizione finanziaria delle imprese;
  • L’incremento della produttività.

 

“Gli incrementi di produttività sono aumentati notevolmente negli Stati Uniti – ha spiegato Chetouane -. Recenti studi del Congressional Budget Office (CBO) hanno evidenziato uno spostamento nei fattori trainanti della produzione potenziale degli Stati Uniti. Gli incrementi di produttività sono raddoppiati e sono diventati un formidabile sostegno per l’economia statunitense. Il miglioramento della produttività è una condizione imprescindibile per aumentare i salari contenendo al tempo stesso le pressioni inflazionistiche senza compromettere la crescita dei ricavi aziendali”.

 

La produttività che manca in Europa

“La produttività permette di crescere senza pressioni inflazionistiche in quanto la crescita dei salari è controbilanciata dalla crescita della produttività” ha spiegato Mabrouk Chetouane nel corso della presentazione dell’outlook economico e dei mercati finanziari 2024 di Natixis IM. La produttività è ciò che fa la differenza tra Stati Uniti ed Europa.

Nel Vecchio continente la produttività è rimasta più indietro e il ciclo degli aumenti salariali non si è ancora concluso. In particolare sono Italia e Germania che, sotto questo aspetto, hanno mercati del lavoro particolarmente ristretti. “Inoltre – ha aggiunto Chetouane – in Europa abbiamo assistito a un aumento della restrizione delle condizioni finanziarie a livelli mai visti prima per combattere l’inflazione. Adesso l’inflazione è entrata in una fase di declino ma da ora in avanti la discesa avverrà a un ritmo inferiore rispetto a quanto visto nel recente passato”.

La diversa configurazione economica di Stati Uniti ed Europa porterà a una desincronizzazione nel movimento dei tassi di interesse al di qua e al di là dell’Atlantico. In particolare, secondo gli esperti di Natixis “è improbabile che la BCE adegui la propria politica monetaria prima della Federal Reserve”. Come conseguenza l’euro dovrebbe apprezzarsi sul dollaro. Secondo le proiezioni di Natixis IM la BCE metterà in campo solo due tagli dei tassi di interesse nel 2024 a partire dal quarto trimestre e proseguirà a ridurre il proprio bilancio nei primi sei mesi dell’anno. “Tagliare i tassi troppo presto è peggio che farlo tardi a causa del rischio di credibilità che farebbe correre alla BCE” ha commentato Chetouane. La Fed, invece, si muoverà a partire dal terzo trimestre 2024 ma preparerà il mercato ai tagli a partire dalla fine del primo trimestre.

 

Asset allocation diversificata con propensione per il tech

Come si traducono le previsioni economiche di Natixis IM in effettive allocazioni del portafoglio? Alessandro Marolda indica la strada della diversificazione ma con una predilezione per i titoli tech e growth. Gli indici di Giappone e India sono l’esempio citato. “Anche il mercato indiano ha valutazioni elevate, come il Nasdaq – ha precisato Marolda – tuttavia bisogna tenere conto della distorsione creata dalle aspettative di rendimento futuro di queste società”. Nella seconda parte dell’anno Marolda pensa di aggiungere in portafoglio le small cap, che beneficeranno della svolta nella politica fiscale senza però abbandonare lo sbilanciamento favorevole ai temi growth.

Per quanto riguarda il mercato obbligazionario “ci muoviamo verso gli investment grade europei di qualità più elevata – ha commentato – mentre gli high yield potrebbero soffrire con il declino della crescita”.

Secondo il director advisory di Natixis IM a fine 2024 gli utili delle società parte dell’S&P500 potrebbero crescere dell’11% mentre in eurozona è attesa una crescita degli utili più limitata, al 6%. “Come conseguenza l’S&P500 potrebbe realizzare una crescita del 6% i l prossimo anno, specialmente se arriveranno i tagli di interesse” è la conclusione di Alessandro Marolda.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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