Mentre i prezzi dell’energia salgono e la crescita europea rallenta, la Bce si trova a dover tenere ferma la barra in acque agitate. Domani, 30 aprile, il Consiglio direttivo si riunisce in un contesto in cui stabilità dei prezzi e solidità del ciclo economico sembrano muoversi in direzioni opposte. Le previsioni degli analisti convergono sulla conferma del tasso sui depositi al 2%, in una riunione che si configura come un passaggio di osservazione in attesa delle nuove proiezioni macroeconomiche di giugno. Tuttavia, il dibattito sulla traiettoria futura della politica monetaria resta aperto, con i mercati dei futures che già scontano fino a due rialzi da 25 punti base entro fine 2026.
In questo articolo:
- Bce, i dati alla vigilia della decisione
- Lo shock energetico pesa sull’economia europea
- Tassi, il consenso sulla pausa e il rebus di giugno
Bce, i dati alla vigilia della decisione
Secondo la stima preliminare di Eurostat, l’inflazione nell’area euro ad aprile dovrebbe attestarsi al 3%, superando sia il dato definitivo di marzo, pari al 2,6%, sia l’obiettivo di medio termine della Bce fissato al 2%. Le stime degli economisti raccolte da FactSet confermano questa traiettoria ascendente, attribuibile principalmente alla componente energetica. L’inflazione core, che esclude energia e alimentari, rimane stabile al 2,3%, indicando che i prezzi sottostanti non hanno ancora registrato effetti di secondo impatto legati allo shock sui costi energetici. L’inflazione dei servizi si mantiene al 3,2% di marzo, quella dei beni allo 0,5%, evidenziando un trasferimento dei costi ancora limitato.
Le prospettive sul fronte energetico restano al centro delle valutazioni degli analisti. Gli esperti di Morningstar hanno rivisto al rialzo le stime sul prezzo del greggio Brent a 85 dollari al barile per il 2026 e 76 dollari per il 2027, dai precedenti 65 dollari. Martin Moryson, global head of economics di Dws, prevede che i dati di aprile possano risultare ancora relativamente contenuti, per poi assistere a nuove pressioni al rialzo a partire da maggio. Secondo Moryson, l’effettivo aumento dei prezzi, trainato dai costi energetici elevati, si manifesterà con un ritardo, con un picco dell’inflazione complessiva attorno al 3,5% verso fine estate, prima di un graduale rientro per effetti base. Josefina Rodriguez, economista di Vanguard, stima un’inflazione complessiva in accelerazione fino al 3,1% nello scenario intermedio tra base e avverso, segnalando al contempo indicatori anticipatori di pressione sui prezzi: un aumento delle intenzioni di prezzo dichiarate dalle imprese e una risalita delle aspettative dei consumatori.
Lo shock energetico pesa sull’economia europea
Alcontempo, gli esperti della Banca centrale europea hanno rivisto al ribasso le proiezioni di crescita per l’eurozona: +0,9% nel 2026, contro l’1,2% stimato nelle proiezioni di dicembre; +1,3% nel 2027, in calo rispetto all’1,4% precedente; +1,4% nel 2028, dato invariato. Un rallentamento progressivo che si accompagna a segnali di deterioramento dell’attività economica in tempo reale. Il Pmi composito dell’area euro è sceso a 48,6, il livello più basso degli ultimi 17 mesi, portandosi al di sotto della soglia di espansione e segnalando una contrazione dell’attività. Secondo Deutsche Bank Research, i dati Pmi confermano i timori che l’Europa sia destinata a subire un impatto stagflazionistico più evidente, determinato dall’aumento dei prezzi energetici in presenza di una crescita già fragile.
Sul fronte delle aspettative di inflazione, il sondaggio della Bce relativo a marzo restituisce un quadro di deterioramento percepito. Il tasso mediano di inflazione percepita negli ultimi 12 mesi è salito al 3,5%, dal 3,0% di febbraio. Le aspettative mediane per i prossimi 12 mesi sono aumentate al 4,0%, dal 2,5% di febbraio, quelle a tre anni al 3,0%, dal precedente 2,5%. Le aspettative a cinque anni si attestano al 2,4%, in lieve rialzo dal 2,3% di febbraio. L’incertezza sulle aspettative a 12 mesi risulta in aumento, con differenze significative per fascia d’età: gli intervistati tra i 18 e i 34 anni continuano a registrare percezioni e aspettative di inflazione inferiori rispetto alle fasce 35-54 e 55-70 anni. I mercati finanziari amplificano il contesto restrittivo: i rendimenti dei Bund tedeschi a 10 anni si mantengono sopra il 3%, aumentando i costi di finanziamento per famiglie e imprese e riducendo, secondo Bénédicte Kukla, chief strategist di Indosuez Wealth Management, la necessità di un intervento immediato da parte della Bce.
Tassi, il consenso sulla pausa e il rebus di giugno
Ad ogni modo, le valutazioni degli analisti convergono su una decisione di stabilità, con argomentazioni che si articolano su più livelli. François Rimeu, senior strategist di Crédit Mutuel Asset Management, prevede una conferma unanime del tasso sui depositi al 2%, con il Consiglio direttivo orientato a un approccio rigorosamente meeting-by-meeting e data-dependent. L’inflazione core al 2,3% e una trasmissione ancora limitata dei prezzi energetici depongono a favore di questa impostazione.
Bénédicte Kukla di Indosuez Wealth Management osserva che i mercati stanno già svolgendo parte del lavoro di inasprimento, rendendo superfluo un intervento immediato della banca centrale. Michele Sansone, country manager di iBanFirst Italia, sottolinea come le pressioni inflazionistiche rimangano circoscritte alla filiera energetica, senza effetti di secondo impatto evidenti, e giudica un eventuale inasprimento monetario fuori tempo rispetto alla debolezza del ciclo economico e al ritorno alla moderazione salariale. Konstantin Veit, portfolio manager di PIMCO, inquadra la Bce in una modalità di vigilanza attiva, con eventuali decisioni rinviate alle nuove proiezioni di giugno: pur in presenza di un’inflazione headline in risalita, le pressioni sottostanti restano coerenti con l’obiettivo di medio termine.
Sul piano delle aspettative di mercato, i futures sui tassi scontano fino a due rialzi da 25 punti base entro la fine del 2026, con un primo potenziale intervento già a giugno e un secondo nel corso dell’anno. La presidente Christine Lagarde ha richiamato alla cautela, indicando che la doppia incertezza sulla durata e sull’impatto dello shock energetico giustifica l’attesa di ulteriori dati prima di qualsiasi mossa. Joachim Nagel, presidente della Bundesbank e membro del Consiglio direttivo, ha dichiarato in un evento a Bruxelles che occorrerà “convivere con scenari sempre più severi”, segnalando una consapevolezza crescente della persistenza strutturale dei rischi sul versante dei prezzi.









