Riunione BCE: tassi di interesse, le previsioni per il 2025

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La riunione della Banca centrale europea (BCE) di oggi che deciderà sui tassi di interesse dell’eurozona, si preannuncia cruciale in un contesto economico europeo caratterizzato da incertezze e sfide significative. Gli economisti e gli analisti finanziari concordano su una probabile riduzione, con un taglio previsto di 25 punti base, che porterebbe il tasso sui depositi al 3% e il tasso di rifinanziamento principale al 3,15%. Questa decisione rappresenterebbe il quarto intervento di questo tipo nel corso dell’anno e si inserisce in un contesto di crescita economica debole e inflazione sotto controllo.

“Occorre effettuare un taglio di 25 punti base questa settimana e impegnarsi a procedere con ulteriori tagli consecutivi fino a quando il tasso di deposito non raggiungerà la neutralità” esorta Sykvain Broyer, capo economista EMEA di S&P Global Rating, sottolineando come l’Europa debba affrontare una “crisi di fiducia dalle radici profonde”.

In questo articolo:

 

  • Riunione BCE: compromesso sui tassi a 25 punti base, ma si discuterà di un taglio dello 0,5%
  • Dove andranno i tassi di interesse BCE nel 2025
  • E l’inflazione?

 

Riunione BCE: compromesso sui tassi a 25 punti base, ma si discuterà su un taglio dello 0,5%

La presidente della Bce, Christine Lagarde, durante un intervento. Davanti a lei un podio con microfono, dietro uno sfondo con i colori blu e giallo alternati. Indossa una giacca scollata taiileur e occhiali neri
La riunione della BCE di questo pomeriggio deciderà un taglio dei tassi di interesse di 25 punti base

Negli ultimi mesi, l’eurozona ha mostrato segni di stagnazione, con indicatori economici che evidenziano una crescita lenta. Questo ha spinto gli operatori dei mercati finanziari a sperare, in alcune fasi, in un taglio dei tassi di interesse di 50 punti base nella riunione di oggi. Alcuni strategist delle più note case di investimento ammettono che nel board se ne potrebbe anche discutere ma che alla fine si raggiungerà un compromesso finale per un taglio dello 0,25%.

La pensa così Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, secondo cui la discussione tra i banchieri centrali nella riunione BCE sul taglio dei tassi potrebbe essere lunga. Tuttavia, alla fine la preferenza andrà per un taglio dei tassi di un quarto di punto percentuale, “aprendo però la strada a una serie di tagli successivi nel 2025”. Gennaio, giugno, settembre e dicembre potrebbero essere le date delle riduzioni nel prossimo anno secondo lo strategist di IG, che sottolinea come “gli attuali prezzi di mercato indicano che i tassi potrebbero raggiungere un livello finale di circa l’1,5%”. Anche Konstantin Veit, portfolio manager di Pimco, ritiene che il taglio di 50 punti base sarà oggetto di dibattito. Tuttavia, secondo l’esperto, è più utile preparare il successivo percorso di riduzione. Per Veit “la valutazione di un tasso terminale di circa l’1,8% per la seconda metà del prossimo anno” appare ragionevole.

 

Dove andranno i tassi di interesse BCE nel 2025

Più che la decisione sul tasso di interesse, saranno importanti le parole della presidente Christine Lagarde, che Filippo Diodovich consiglia di ascoltare con attenzione. “Qualsiasi accenno alle proiezioni economiche della BCE potrebbe fornire informazioni cruciali sulla probabilità di un ulteriore allentamento monetario nel 2025” spiega.

Annalisa Piazza, Fixed income research analyst di MFS IM fa un passo avanti è cerca di immaginare quale potrebbe essere la forward guidance proposta dalla BCE: “I fondamentali giustificano pienamente il taglio di dicembre e una previsione futura più accomodante, dato il deterioramento del quadro di crescita, l’attenuazione delle pressioni inflazionistiche sottostanti e l’aumento dei rischi di ulteriori ostacoli alla crescita dopo i risultati delle elezioni statunitensi”.

Il cambiamento della forward guidance è, secondo l’esperta, giustificato anche dal fatto che dallo scorso anno la BCE ha dichiarato di puntare a mantenere una politica monetaria “sufficientemente restrittiva”. “Le proiezioni aggiornate del nostro team – riprende Piazza – mostrano un’inflazione al 2% entro il 2025. Con il raggiungimento dell’obiettivo di inflazione a medio termine, è probabile che il Consiglio direttivo discuterà il motivo per cui siano ancora necessarie condizioni restrittive. L’obiettivo finale per i tassi di interesse potrebbe essere all’1,75% entro la fine del secondo trimestre del 2025”.

Gli analisti di Goldman Sachs guardano direttamente dentro lo statement ufficiale della BCE e ritengono che verranno cassate le parole “manterrà i tassi di politica monetaria sufficientemente restrittivi per tutto il tempo necessario a raggiungere questo obiettivo”. Al contrario, “il Consiglio direttivo potrebbe semplicemente dichiarare che intende determinare il livello e la durata appropriati della restrizione” in base ai dati. “In ogni caso, ci aspettiamo che la presidente Lagarde segnali, durante la conferenza stampa, che i tassi potrebbero continuare a scendere se l’inflazione rimane sulla strada per convergere verso il 2% l’anno prossimo” concludono da Goldman Sachs, che prevede tassi di interesse in eurozona all’1,75% per luglio 2025.

“Attualmente il mercato prevede che il tasso di policy della BCE si assesti tra l’1,8% e l’1,9% – osserva Sandra Rhouma, European economist di AllianceBernstein –  valori che potrebbero essere un’approssimazione ragionevole del mercato anche per il tasso naturale. Secondo noi, però, questo livello potrebbe essere troppo alto.
A nostro parere, con un potenziale di crescita in calo, politiche fiscali più stabili e inflazione destinata a diminuire, riteniamo che sia il tasso naturale, sia il punto finale del ciclo di allentamento della BCE, saranno più bassi rispetto alle aspettative di mercato”.

 

E l’inflazione?

Il grande nemico della BCE è e rimarrà l’inflazione, anche a causa del mandato monocorde che caratterizza l’Istituto centrale di Francoforte. A novembre l’indice dei prezzi al consumo su base annuale ha evidenziato una crescita del 2,3% in eurozona, rispetto al +2% di ottobre e il +1,7% di settembre. L’indice dei prezzi core ha registrato -0,6% su base mensile e +2,7% su base annuale.

All’inflazione ancora superiore al 2% potrebbero attaccarsi i “falchi” della BCE, dimenticando che la crescita economica mostra segnali di stagnazione, con un’attività manifatturiera particolarmente debole e una crescita del settore dei servizi in rallentamento. “Nel breve termine, le sfide strutturali, l’incertezza commerciale e l’impasse politica che la regione sta affrontando – in attesa delle elezioni federali tedesche di febbraio e dell’esito del processo di bilancio francese – dipingono un quadro piuttosto cupo per le prospettive europee verso il 2025” tratteggia lo scenario Michael Krautzberger, direttore globale degli investimenti in Fixed income di AllianzGI.

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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