Titoli di Stato Europa: BCE fa tornare spettro crisi dei debiti sovrani
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Titoli di Stato Europa: BCE fa tornare spettro crisi dei debiti sovrani

Titoli di Stato Europa: BCE fa tornare spettro crisi dei debiti sovrani

La svolta da falco della BCE ha lasciato strascichi nei mercati dei titoli di Stato d’Europa, facendo riaffiorare brutti ricordi sui debiti sovrani. I Paesi più indebitati come Grecia e Italia hanno visto salire il rendimento dei bond a 10 anni molto rapidamente, agitando lo spettro del 2011, quando vi fu una crisi debitoria nell’Europa mediterranea che mandò al tappeto le Borse del Continente. 

Oggi i bond decennali greci rendevano fino al 4,4%, superando il livello raggiunto durante il momento più critico della pandemia, mentre i BTP per lo stesso periodo sono saliti fino al 3,85%. Anche i bond spagnoli e portoghesi, che facevano parte del gruppo dei PIIGS oltre 10 anni fa, sono stati messi sotto pressione dalle vendite. Tutto ciò si è riflesso in maniera disastrosa sui mercati azionari, con le azioni delle banche, le più esposte verso i bond sovrani, che hanno accusato il colpo accumulando perdite durante la giornata di contrattazione.

 

Titoli di Stato Europa: chi coprirà il vuoto lasciato dalla BCE?

La Banca Centrale Europea ha messo quindi paura agli investitori. L’istituto monetario ha posto la parola fine al quantitative easing che durava dal 2015 e ha annunciato un aumento dei tassi dello 0,25% a giugno e dello 0,5% a settembre per combattere l’inflazione attestatasi all’8%. È esattamente dal 2011 che il costo del denaro non viene aumentato e il problema per il mercato è che ciò non viene fatto adesso come riflesso di un’economia che scoppia salute, ma per effetto di una costrizione dovuta a storture dal punto di vista macroeconomico. 

Il fatto è che, in un contesto generale nel quale la minaccia di una recessione è dietro l’angolo e non è possibile perseguire politiche di austerità, il rialzo dei rendimenti sul mercato rischia di far esplodere i debiti sovrani. Il problema che si pongono gli investitori a questo punto diventa: se non è più la BCE a comprare le obbligazioni pubbliche sul mercato, chi lo farà al posto suo? La risposta sembra scontata, perché non c’è nessuno che si andrebbe a caricare montagne di titoli in queste condizioni di incertezza. Non quantomeno senza un premio al rischio molto più alto del ritorno ottenuto dalla Banca Centrale.

In un passaggio della conferenza stampa di giovedì a conclusione del meeting della BCE, Christine Lagarde ha affermato che l’istituto centrale potrebbe introdurre un nuovo strumento per evitare la frammentazione dell’area euro tenendo sotto controllo gli oneri dei debiti sovrani, ma al riguardo non sono stati offerti grandi dettagli. Invece, il Governatore ha riferito che la BCE potrebbe reinvestire i proventi dei titoli di Stato europei in scadenza, se si dovessero verificare situazioni di stress nel mercato dei bond.

 

Titoli di Stato Europa: interverrà ancora la BCE?

Quanto uscito dal meeting di Francoforte non ha convinto però gli analisti. Rohan Khanna, stratega in merito ai tassi d’interesse per UBS, ha espresso perplessità sui reinvestimenti della BCE, nel senso che nutre seri dubbi sul fatto che possano davvero impedire che la situazione precipiti. Venerdì lo spread tra BTP italiani e Bund tedeschi si è allargato fino a raggiungere 2,3 punti percentuali, il massimo da maggio 2020. 

Khanna al riguardo sostiene che il mercato ha ipotizzato che se tale divario dovesse raggiungere i 250 basis point, la BCE sarebbe costretta a intervenire. Tuttavia, molti si stanno chiedendo se l’asticella non si sia alzata, ovvero se il livello considerato di pericolo in cui Francoforte entra per salvare la baracca non sia diventato più alto.

 

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