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Wall Street: la storia dice che ottobre è rialzista

Wall Street: la storia dice che a ottobre ci saranno rialzi

Settembre ha confermato quest’anno la tradizione di essere il mese peggiore per le azioni a Wall Street. Tutti i principali indici della Borsa americana hanno registrato un calo: l’S&P 500 ha perso il 4,89%, il Dow Jones Industrial Average è sceso del 3,5% mentre il Nasdaq è crollato del 5,8%.

Sono diverse le ragioni che hanno fatto di settembre un mese particolarmente tribolato per gli investitori nel 2023. La principale probabilmente è la delusione degli investitori arrivata dalla riunione della Federal Reserve del 19-20 settembre. Nell’occasione, il governatore Jerome Powell ha ribadito senza mezzi termini che i tassi d’interesse rimarranno alti per più tempo di quanto sperava il mercato, ma soprattutto ha annunciato che nel 2024 ci saranno solamente due tagli del costo del denaro e non quattro come atteso. Stavolta gli operatori di Wall Street hanno elaborato il messaggio di Powell in maniera diversa rispetto a quanto fatto finora in tutto l’arco del 2023, ovvero hanno prestato credito vendendo le azioni.

Un’altra motivazione del sell-off è derivato dalle tensioni sul possibile shutdown degli Stati Uniti con il Congresso che ha trovato un compromesso temporaneo e all’ultimo minuto. Nel week-end, le forze parlamentari si sono accordate in extremis per un finanziamento tampone fino al 17 novembre che evita la chiusura del governo e il blocco delle attività non essenziali per il paese. La fase di stallo e incertezza che ha preceduto l’accordo però ha generato volatilità e prese di profitto da parte degli investitori.

Come ulteriore fattore di turbolenza per le azioni americane a settembre c’è stato anche il rally del petrolio – prossimo alle soglie di 100 dollari al barile – che ha alimentato le preoccupazioni per un’inflazione più ostica di quanto preventivato. L’OPEC+ ha annunciato questa estate la riduzione dell’offerta di 1,3 milioni di barili giornalieri.

 

Wall Street: come sarà ottobre?

Il mercato ora spera che la bufera sia passata. Secondo gli analisti di Bespoke Investment Group “i periodi di un mese in cui le azioni non fanno altro che scendere hanno solitamente preceduto un rimbalzo nel periodo successivo”.

La storia è favorevole al mese di ottobre, quantomeno dice che statisticamente è migliore rispetto a settembre. Storicamente il Dow Jones Industrial Average è aumentato in media dello 0,5% in ottobre, mentre l’S&P 500 e il Nasdaq Composite hanno guadagnato rispettivamente lo 0,6% e lo 0,8%. È pur vero che alcune grandi crisi finanziarie si sono verificate proprio nel mese in corso, come il panico bancario del 1907, il crash del 1929 e il lunedì nero del 1987.

“Una cosa che ottobre ha fatto un sacco di volte è stato fare un minimo. Molti dei principali minimi si sono verificati in ottobre. Penso che ottobre e il quarto trimestre dell’anno saranno positivi” ha affermato Eric Diton, presidente e amministratore delegato di The Wealth Alliance. Il suo ottimismo è guidato dal fatto che i guadagni complessivi delle azioni nel 2023 sono stati supportati da poche grandi aziende tecnologiche, il che fa crescere la probabilità che altri titoli aumentino di valore alla fine dell’anno. “Il mercato è solo leggermente positivo a mio avviso, quindi non credo che rinuncerà a grandi guadagni”, ha detto.

Ci sono due aspetti che potrebbero influire sul corso delle azioni a ottobre. Il primo riguarda la stagione delle trimestrali. Gli analisti prevedono che gli utili per azione dell’S&P 500 crescano solo del 2% su base annua, ma ciò arriverebbe dopo tre trimestri di crescita negativa o nulla. Se i dati dovessero confermare o superare le aspettative, potrebbero essere innalzate le stime per gli utili del 2024, il che darebbe nuova forza alle azioni. Il secondo aspetto riguarda il fatto che la Fed tornerà a riunirsi a novembre creando un vuoto in ottobre che potrebbe suonare come una tregua sul versante delle vendite azionarie. Gli investitori a quel punto cercheranno di metabolizzare eventuali dichiarazioni che arrivino dai funzionari dell’istituto centrale.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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