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Anticipo del TFR: quando e quanto si può chiedere?

TFR è un acronimo che sta per trattamento di fine rapporto: con questo termine si intende la liquidazione differita che per legge (secondo l’articolo 2120 del Codice civile) deve essere erogata ai lavoratori subordinati quando finisce il rapporto di lavoro, allo scopo di supportare il lavoratore a superare le difficoltà economiche dovute all’assenza di retribuzione. Non essendo immediatamente a disposizione del lavoratore, ogni anno l’importo gode di una rivalutazione in base all’aumento dell’indice dei prezzi al consumo accertato dall’ISTAT. Di solito, i soldi del TFR sono destinati alla rivalutazione in azienda, ai fondi pensione e alla gestione separata dell’INPS, tuttavia il lavoratore può chiedere al datore anche un acconto sul trattamento maturato. Ma nello specifico come funziona questa richiesta di anticipo del TFR?

 

Anticipo del TFR: quando si può chiedere

Il TFR è parte della retribuzione a tutti gli effetti (è la somma degli accantonamenti annui di una quota di stipendio rivalutata periodicamente) e in quanto tale matura durante lo svolgimento del rapporto. Il lavoratore ha la possibilità di chiedere al datore un anticipo sul trattamento accantonato, ma non in qualsiasi momento: una delle quattro condizioni specifiche che devono sussistere per ottenere l’anticipazione è aver maturato almeno otto anni consecutivi di servizio presso la stessa azienda o ente.

L’anticipo del TFR può essere ottenuto una volta sola nel corso del rapporto di lavoro ed esclusivamente per una giusta motivazione. Le spese per le quali si richiede l’anticipazione devono essere urgenti, rigorosamente documentate e rientranti in una di queste quattro tipologie:

 

  • spese sanitarie per terapie e interventi straordinari, riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche;
  • acquisto della prima casa per sé (anche da parte del coniuge se in comunione dei beni) o per i figli, documentato con atto notarile;
  • spese da sostenere durante i periodi di astensione facoltativa dal lavoro per congedo parentale, fruibili fino al compimento dell’ottavo anno del bambino;
  • spese per congedi di formazione extra-aziendale o per la cosiddetta formazione continua.

 

Nelle caso di terapie sanitarie e interventi medici, la spesa può riguardare anche costi accessori (quali le spese di viaggio, il vitto e l’alloggio nei luoghi di cura delle persone che prestano assistenza al malato) e non richiede il preventivo né la dimostrazione a consuntivo della spesa.

Per richiedere formalmente l’anticipo del TRF, occorre presentare un’istanza al datore di lavoro e allegare una copia del documento d’identità in corso di validità insieme a tutti i documenti necessari che attestano la necessità per cui si chiede l’anticipazione. A sua volta, il datore di lavoro fornisce una liberatoria nella quale il lavoratore deve dichiarare di aver ricevuto l’anticipo del TFR.

L’anticipo del TFR non è compatibile con prestiti in corso come la cessione del quinto dello stipendio. In aggiunta, è utile specificare che l’importo anticipato deve essere portato in detrazione dal TFR spettante a fine rapporto, per cui è sempre meglio fare bene i calcoli e informarsi sul totale effettivo. Oltre a ciò, i contratti collettivi (CCNL) possono prevedere criteri diversi di assegnazione e di priorità per l’accoglimento delle richieste di anticipazione.

 

Anticipo del TFR: quanto si può chiedere

Ovviamente il TFR anticipato non corrisponde all’intero importo maturato e rivalutato. Il comma 6 dell’articolo 2120 del Codice civile specifica che l’anticipazione deve essere in misura massima del 70% del trattamento complessivo alla data della richiesta. Va ricordato che il TFR totale si calcola sommando le retribuzioni di ogni anno di servizio e dividendo il risultato per 13,5. Da questo risultato si potrà richiedere massimo il 70% come anticipo.

I datori di lavoro sono obbligati a soddisfare le richieste d’anticipazione dei dipendenti ma fino al 10% di coloro che ne hanno diritto e nel limite del 4% del numero totale dei dipendenti. Se quindi altri colleghi hanno già beneficiato dell’anticipazione, il datore di lavoro può decidere di non concedere la somma.

Con una sentenza emessa nel marzo del 1992, la Cassazione ha aggiunto che dal regime di anticipazione del TFR sono escluse le imprese con un numero esiguo di dipendenti, ovvero almeno 25 persone. È pure possibile richiedere l’anticipo del TFR senza una giustificazione specifica: in queste circostanze il massimo ottenibile è pari al 30% del totale maturato, però il datore di lavoro può avvalersi della facoltà di opporsi al riconoscimento dell’anticipazione.

L’anticipazione è esclusa per i lavoratori dipendenti di aziende dichiarate in crisi e per i dipendenti pubblici. Per gli statali, che finora potevano richiedere l’anticipo solo se ex dipendenti della pubblica amministrazione in quiescenza come finanziamento con un prestito presso le banche convenzionate, è in arrivo un’importante novità.

A partire dal 2023, i dipendenti pubblici possono ricevere in anticipo direttamente dall’INPS una parte del proprio TFR, che nel caso degli statali si chiama TFS, ovvero trattamento di fine servizio. Dal 1° febbraio, in via sperimentale per un triennio, l’Istituto anticipa il TFR e TFS a condizioni agevolate per gli iscritti alla gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali (Fondo credito, ex INPDAP). Come specifica il messaggio numero 430 del 30 gennaio, sull’anticipazione è prevista l’applicazione di un tasso di interesse fisso dell’1% e di una ritenuta dello 0,50% a titolo di spese di amministrazione.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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