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Asset allocation 2024: obbligazioni al centro

Una mappa globale, di cui si vedono gli Stati Uniti, con alcuni punti segnati da puntine e corde colorate

La base dell’asset allocation 2024 saranno le obbligazioni, in particolare quelle governative dei Paesi sviluppati. Per gli investitori, in special modo quelli italiani affezionati al rendimento cedolare, potrebbe già bastare questo per essere felici. Ancora di più se l’inflazione, come previsto, proseguirà il percorso di discesa verso la soglia del 2% e se i tassi di interesse verranno tagliati dalle Banche centrali, cosa che quasi certamente avverrà.

“Le obbligazioni governative presentano un profilo rischio/rendimento estremamente appetibile e rimangono la scommessa migliore da avere nei portafogli” ha commentato Filippo Di Naro, responsabile Direzione investimenti di Anima, che con il responsabile Investment research & Advisory Fabio Fois ha presentato l’outlook 2024 di Anima Sgr.

“Arrivati alla fine del ciclo di rialzi contano solo due variabili: il livello raggiunto dai tassi e la probabilità di una loro discesa. Entrambe queste considerazioni suggeriscono un sovrappeso sull’asset class” ha aggiunto Fois, secondo cui “anche qualora crescita e inflazione dovessero continuare nel loro rallentamento lento i livelli elevati su cui si attestano i tassi rappresentano un supporto importante all’interno dei portafogli. E se l’attività economica e/o i prezzi dovessero perdere slancio più velocemente del previsto, i guadagni in conto capitale accelererebbero il recupero dei portafogli dopo le perdite del 2022”.

La preferenza va in questo momento ancora sulla parte breve della curva ma successivamente la duration potrebbe essere allungata. Inoltre i due analisti sono più costruttivi sui Bund rispetto ai Treasury e si aspettano performance moderatamente positive dai Btp.

 

Come completare l’asset allocation con le azioni

Per quanto sia molto attraente pensare di poter guadagnare in praticamente qualsiasi scenario che non sia estremo grazie alle obbligazioni, un’allocazione di portafoglio non può essere fatta solo di bond governativi investment grade. Rimanendo in ambito obbligazionario opportunità si possono trovare nell’obbligazionario corporate, in particolare sulle scadenze intermedie investment grade nei settori non ciclici e più in generale nelle strategie che puntano sulla qualità.  Più prudenza sull’high yield dove la selezione dei sottostanti assume ancora maggiore importanza in uno scenario di deterioramento del quadro macro fondamentale.

Per completare l’asset allocation di portafoglio è inevitabile rivolgersi anche al mercato azionario “anche se – avverte Fois – la volatilità rimarrà elevata, specie nella prima parte dell’anno, sulla scorta delle attese di rallentamento dell’economia USA”. Lo scenario è destinato a migliorare dopo l’estate quando le Banche centrali avranno assunto un atteggiamento più accomodante.

“In questo contesto suggeriamo un’allocazione bilanciata con una crescente preferenza per i settori più difensivi, che tendono ad essere più resilienti durante le fasi di debolezza dei mercati. Una volta intravisto il bottom degli indici, sarà opportuno aumentare nuovamente l’investimento in settori early cyclicals, quali finanziari e industriali, che tendono a essere più penalizzati durante le fasi di correzione” ha illustrato Fois che indica una leggera preferenza per gli USA.

 

Tassi di interesse: nel 2024 arrivano i tagli

Attesi nel 2023 (quando si era ancora nel 2022), i tagli ai tassi di interesse arriveranno nel 2024. “Nel 2023, crescita e inflazione, seppur in rallentamento, hanno sorpreso per la loro resilienza. Ci aspettiamo che questa forza perda slancio nel corso del 2024. Le banche centrali potranno, pertanto, adottare un approccio meno aggressivo, fino al punto di iniziare a riflettere su tempistiche e modalità di allentamento della stretta monetaria”.

Per Fois i tagli dei tassi rimarranno sotto i 100 punti base sia da parte della Fed che della BCE. Quest’ultima potrebbe spingersi fino a una riduzione dello 0,75% se le previsioni di crescita attuali dovessero essere riviste al ribasso e i tagli potrebbero arrivare addirittura entro la metà del 2024.

I movimenti delle Banche centrali avranno conseguenze sul mercato valutario dove l’outlook di Anima Sgr vede un dollaro ben supportato nella prima parte dell’anno ma senza ritorno sui massimi contro l’euro. Con l’avvicinarsi del punto di svolta sui tassi della Fed, verso metà anno, il dollaro è destinato a perdere progressivamente forza. Al contrario dei movimenti della sua Banca centrale dovrebbe beneficiare lo yen. La BoJ è infatti pronta ad avviare la fase di normalizzazione della sua politica monetaria.

La tabella mostra lo scenario base della crescita globale prevista nel 2024. Glu Stati Uniti faranno molto meglio dell'eurozona
Crescita globale, scenario base – Fonte: Haver Analytics, Anima Research

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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