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BCE, tassi: altri due aumenti in vista entro fine anno

Christine Lagarde, presidente della BCE, durante la conferenza stampa di ieri con i giornalisti dopo la riunione della BCE

La BCE ha alzato ieri i tassi di interesse sui depositi al 3,5%. Si tratta dell’ottavo rialzo consecutivo e probabilmente non sarà l’ultimo. Anche se l’istituto centrale ha ribadito che le decisioni verranno prese in base ai dati economici, i mercati già scontano un ritocco di 25 punti base a luglio. Il livello di atterraggio della manovra sui tassi potrebbe tuttavia essere al 4%, il che significa un ulteriore rialzo a settembre.

 

Fine manovra tassi BCE a settembre e niente tagli nel 2023

Ci sono diversi elementi, all’interno del comunicato stampa e nelle parole pronunciate da Christine Lagarde nella conferenza stampa post-riunione BCE, che rendono possibile l’approdo dei tassi di deposito della BCE al 4%. Gianni Piazzoli, responsabile investimenti di Vontobel WM SIM ne ha evidenziati alcuni:

 

  • Rispondendo a una domanda dei giornalisti il presidente della BCE ha ribadito che “il lavoro non è finito” e che resta “ground to cover” per confermare che “non stiamo pensando a una pausa”;
  • Le proiezioni macroeconomiche hanno portato a una revisione al ribasso delle stime di crescita e al rialzo di quelle di inflazione. Per quanto riguarda la crescita le attese si attestano ora a +0,9% nel 2023, a +1,5% nel 2024 e a +1,6% nel 2025. Le stime di inflazione sino state alzate a 5,4% per il 2023, a 3% per il 2024 e a 2,2% per il 2025;
  • Christine Lagarde ha fatto notare che un’inflazione ancora al 2,2% nel 2025 non è un obiettivo soddisfacente;
  • Le attese di inflazione “core”, su cui la BCE ha puntato i fari negli ultimi mesi, sono stare riviste al rialzo al 3% dal 2,5% per l’anno in corso in virtù di una revisione al rialzo del costo del lavoro unitario a +5,6% da +5,1% nel 2023, a +3,4% da +3,2% nel 2024 e a +2,6% da +2,5% nel 2025.

 

“Se da un lato la BCE continua a sottolineare la dipendenza dai dati, dall’altro la presidente Lagarde ha suggerito che anche a luglio un rialzo dei tassi sarà molto probabile. Pensiamo che questo rialzo sarà l’ultimo del ciclo, vista la diminuzione dell’inflazione. Ma il tasso di crescita dei salari è ancora molto elevato, per cui è probabile che possa esserci un rialzo anche a settembre” ha commentato Felix Feather, analista economico europeo di abrdn.

Anche Patrice Gautry, capo economista di UBP non vede “nessuna pausa all’orizzonte per la Bce. A luglio quindi i tassi dovrebbero tornare a salire e probabilmente a settembre l’orientamento sarà ancora restrittivo. Infatti, è improbabile che i dati economici pubblicati allora cambino drasticamente il panorama inflazionistico-salariale e quindi la Bce potrebbe essere costretta ad aumentare i tassi di deposito al 4%”.

Per Martina Daga, macroeconomista junior di AcomeA SGR, la BCE mantiene un “tightening bias”, ossia un atteggiamento restrittivo e non sono state date indicazioni sulle decisioni successive. Tuttavia, durante la conferenza stampa, Christine Lagarde ha detto chiaramente che “non siamo ancora arrivati ad un livello di tassi sufficientemente restrittivo da essere consistente con l’inflazione al 2%”.

 

La reazione del mercato

Ad aver colto l’atteggiamento ancora sbilanciato sulla restrizione monetaria della BCE sono stati soprattutto il mercato valutario e quello obbligazionario. I rendimenti dei titoli di Stato dell’area euro si sono mossi verso l’altro durante le comunicazioni della BCE. Un movimento che è stato abbastanza uniforme e che ha portato a un allargamento contenuto dello spread tra il Btp e il Bund decennale. La salita dei rendimenti è peraltro rientrata in corso di seduta quando ad attirare l’attenzione degli investitori sono state le nuove richieste di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti, superiori alle attese.

Sul valutario l’euro ha guadagnato una figura passando da 1,08 a 1,09 sul dollaro USA mantenendo il guadagno. Anche perché, in questo caso, al sostegno della BCE per la valuta unica europea si è aggiunto l’indebolimento del dollaro determinato dal dato sulle nuove richieste di sussidi di disoccupazione, passati a 262.000 contro attese a 250.000. Contro lo yen l’euro è arrivato a segnare i massimi degli ultimi 15 anni.

Un movimento simile a quello registrato dai rendimenti dei bond, ma opposto in quanto a direzione, si è registrato sulle Borse europee che hanno perso terreno nell’immediatezza della comunicazione della BCE per poi recuperare nella parte finale del pomeriggio. Un movimento comunque contenuto.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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