I mercati finanziari si sono presentati all’appuntamento con il trimestre finale dell’anno in buona salute, aiutati anche dall’accelerazione impressa dalla Federal Reserve al taglio dei tassi di interesse. I mesi autunnali, tuttavia, nascondono pericoli che meritano di essere considerati con attenzione. Borsa&Finanza ne ha parlato con Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte, a latere dell’EFPA Italia Meeting 2024 tenutosi a Firenze il 3 e 4 ottobre.

“Siamo in un mese in cui tutti i fattori che possono creare disturbo ai mercati vengono amplificati da un contesto di minore liquidità” esordisce Cesarano. Infatti, nella prima metà di ottobre le grandi aziende USA non possono effettuare buyback. “C’è un periodo normativo di black-out in attesa della presentazione delle trimestrali – spiega -. Solo verso la parte finale del mese le quotate ricominceranno ad acquistare azioni proprie. Inoltre – aggiunge – il Tesoro statunitense ha sul suo conto corrente oltre 800 miliardi di dollari, incamerati con le entrate fiscali e le emissioni obbligazionarie. Tuttavia inizierà a spenderli solo nella seconda parte del mese, quando le elezioni presidenziali saranno prossime”. Gli elettori hanno la memoria corta e spendere i soldi troppo presto ridurrebbe il potenziale ritorno in termini di voti.
Il rischio del 2025: il ritorno dell’inflazione
L’inflazione sembra finalmente avviata verso la soglia del 2% gradita alle Banche centrali. L’ultimo dato headline dell’eurozona è addirittura sceso all’1,8%. Contemporaneamente l’economia è in fase di rallentamento, più netto in Europa che in USA. Parlare di ritorno dell’inflazione potrebbe sembrare anacronistico. Tuttavia Cesarano invita a tenere d’occhio i fattori esogeni che potrebbero portare i prezzi al consumo a rialzare la testa. Nella seconda metà del 2025 si potrebbe rivivere lo scenario degli anni ’80: “Ci fu un grosso calo dell’inflazione e le Banche centrali iniziarono a ridurre i tassi di interesse. In seguito, tuttavia, i prezzi al consumo ripartirono con forza e arrivò Paul Volcker a spegnere l’incendio con un rialzo dei tassi di interesse fino al 20%”.
Quali possono essere le spie in grado di segnalare il rischio di una ripartenza dei prezzi al consumo nella seconda parte del 2025? “L’inflazione potrebbe arrivare da variabili esogene – riprende lo strategist di Intermonte -. Visto che in questo momento storico la geopolitica ha riconquistato il centro della scena, oltre all’andamento del petrolio terrei sotto osservazione il prezzo dei noli. L’80% delle merci viaggia via mare e già oggi i costi sono in aumento. Molte navi preferiscono circumnavigare l’Africa che passare per il Mar Rosso”. In questo contesto, insieme a un sovrappeso dell’azionario, Cesarano guarderebbe all’oro come bene rifugio in quanto “un mondo dove la fiducia diminuisce diversifica le riserve da dollari a oro”.
Ciò vale in particolar modo per la Cina che, nonostante gli acquisti passati, “ha appena il 5% delle sue riserve nel metallo prezioso e quindi ha ancora tanto spazio a disposizione per incrementarle. Contestualmente – aggiunge – tra qualche mese inizierei a guardare alle obbligazioni collegate all’inflazione. Le vedo come una polizza assicurativa a basso costo contro il rischio che si verifichi uno scenario di ripresa dei prezzi al consumo”.
Banche centrali: tagliare subito per accumulare munizioni
L’ipotesi di un ritorno dell’inflazione rimane al momento dietro le quinte. Non può tuttavia essere esclusa e potrebbe portare a un’accelerazione nel taglio dei tassi di interesse. La Federal Reserve, in effetti, ha sorpreso con un taglio di 50 punti base e la BCE, che sembrava dovesse prendersi una pausa a ottobre, probabilmente taglierà ancora. “L’ultimo che ha dichiarato di essere disponibile ad accelerare è stato il governatore della Banca d’Inghilterra, Andrew Bailey in una recente intervista al Guardian”. Accelerare ora nella riduzione dei tassi di interesse permetterebbe alle Banca centrali di non trovarsi poi con una situazione economica deprimente e, eventualmente, avere più margine di manovra per invertire la rotta se l’inflazione dovesse ripartire.









