Clima di risk off sugli asset più rischiosi, per i timori generati dalla diffusione del coronavirus. Wall Street appesantita dalle vendite e il petrolio sui minimi da ottobre
Non si placa l’onda rossa di oggi. Dopo i ribassi degli indici europei, anche Wall Street apre in ribasso, confermando il clima di risk-off sugli asset considerati più rischiosi. I timori per la diffusione a livello globale del coronavirus sta bloccando l’operatività degli investitori, anche perché si teme che il contagio possa essere più massiccio di quanto non sia stato rivelato. Il Presidente cinese Xi Jinping ha parlato di una “accelerazione della diffusione” definendo la situazione grave.
S&P 500 apre a 3,247 perdendo subito l’1,59 per cento nella prima ora di contrattazioni, il Dow Jones a 28.530 (-1,58 per cento) e il Nasdaq a 9.092 -1,95 per cento. “A guidare il ribasso (di Wall Street) – scrive nel report MPS Capital Services – i titoli finanziari, energetici e ciclici a conferma del fatto che i timori riguardano le ricadute sulla crescita di un’ampia diffusione del virus”.

Grafico S&P500 by TradingView

Grafico Dow Jones by TradingView

Grafico Nasdaq by TradingView
Osservati speciali di oggi anche i cross valutari, soprattutto dei mercati emergenti che sono caratterizzati da vendite. Il clima di risk-off porta denaro sullo yen giapponese che guadagna contro il dollaro americano, portando usd/yen a 108,98 (-0,25 per cento). Immobile, invece, il cambio eur/usd a 1,1031 (+0,07 per cento), in attesa della riunione del Fomc che inizierà domani e si concluderà mercoledì con la conferenza stampa di Jerome Powell. I mercati aspettano parole rassicuranti su una ripresa del ciclo economico, i cui segnali sono stati letti tra le righe dai dati macroeconomici.

Grafico usd/jpy by TradingView
La paura generata dall’epidemia cinese impatta anche sul mercato delle materie prime, soprattutto quelle energetiche e industriali. Il petrolio lascia sul terreno il 2,58 per cento, portandosi a 52,78 dollari al barile, testando i minimi da ottobre 2019. Dall’8 febbraio, inoltre, partirà un aumento dei dei dazi sui prodotti derivati da alluminio ed acciaio, rispettivamente di un ulteriore 10 e 25 per cento, fatta eccezione per i Paesi sotto accordo USMCA.

Grafico usd/wti by TradingView
Oltre alla Fed, questa settimana si aspettano anche i dati sulla fiducia dei consumatori Usa di domani e il Pil del quarto trimestre di giovedì. Per quanto riguarda le trimestrali, tante sono le società che alzeranno il velo sui conti, in particolar modo i giganti del tech. Apple, Ebay, Facebook, Microsoft, Amazon, solo per citarne alcuni.









