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Dollaro USA ancora dominante sui mercati valutari, per quanto?

Dollaro USA dominante sui mercati valutari

Da un anno e mezzo il mercato valutario vive sotto il dominio del dollaro USA. Tutte le valute, chi più chi meno, hanno subito la forza del biglietto verde, dettata sia dalla maggiore resilienza economica degli Stati Uniti sia dalla svolta della Federal Reserve sulla politica monetaria. Un dominio che non è destinato a finire con il 2022 ma che si protrarrà “per almeno sei mesi” secondo Jens Sondersgaard, analista valutario di Capital Group.

 

Il confronto tra il dollaro e le principali valute

La bilancia dei mercati valutari 2022 pende tutta dalla parte del dollaro. Il biglietto verde ha guadagnato il 14% da inizio anno nel confronto con un paniere di valute, il 13% nei confronti dell’euro, il 21% nei confronti dello yen, il 13% nei confronti della sterlina. Dai livelli del 2021 le percentuali di guadagno sono ancora più elevate. Basti pensare che l’euro/dollaro scambiava a 1,2346 il 7 gennaio 2021.
Le variazioni riflettono bene quanto accaduto sul fronte delle Banche centrali, con la Federal Reserve rapida nel muovere la leva dei tassi di interesse, più della Bank of England che aveva iniziato per prima a rialzare i tassi. Più in ritardo è partita la Banca centrale europea mentre la Bank of Japan non ha al momento in programma di ritoccare la propria politica monetaria.

 

Dollaro, la corsa non è finita

Per l’analista valutario di Capital Group Jens Sondersgaard, la pressione del dollaro USA sulle altre valute proseguirà anche nel 2023 e ci sono validi motivi perché ciò accada. In particolare la forza dell’economia USA, maggiore di quella di altri paesi, e la stretta aggressiva della Federal Reserve per attenuare l’impatto delle pressioni inflazionistiche. Una situazione ben diversa da quella presente nella maggior parte delle altre nazioni. Anche dove la Banca centrale sta combattendo l’inflazione con il rialzo dei tassi di interesse, per esempio in Europa, la crescita è sensibilmente più debole che negli Stati Uniti. Spiega Sondersgaard:

 

“L’inflazione in questi paesi è guidata principalmente dal rialzo dei prezzi energetici, i salari reali sono compressi e le banche centrali sono costrette a effettuare rialzi dei tassi che potremmo definire errati. Prevediamo che i prossimi sei mesi saranno molto movimentati in termini di volatilità dei mercati, soprattutto a causa dei timori di recessione. Sebbene il dollaro sia sopravvalutato in base ai vari parametri che seguiamo, non vediamo un catalizzatore per un calo nel breve periodo”.

 

Anche se gli Stati Uniti dovessero finire in recessione il dollaro rimarrebbe al comando. In questo caso, infatti, il suo status di valuta rifugio ne sosterrebbe le quotazioni. L’unica possibilità di scalfire il dominio del biglietto verde arriverebbe, secondo l’analista valutario di Capital Group, con una stabilizzazione della crescita globale e indicazioni di picco dell’inflazione in tutto il mondo.

 

Uno sguardo alle valute emergenti

Quando il dollaro schiaccia sull’acceleratore e i tassi di interesse negli Stati Uniti salgono, i primi a soffrire sono i mercati emergenti. Lo scenario attuale non fa eccezione e anche se alle quotazioni attuali le valute di questi paesi possono sembrare attraenti, Sondersgaard non ha una visione positiva e, se dovesse essere costretto a scegliere, punterebbe sulle monete asiatiche tralasciando quelle dell’America Latina.

 

“I fondamentali dell’Asia sono migliori – spiega l’analista – in termini di avanzo delle partire correnti, prospettive di crescita e tassi di inflazione. Inoltre, in America Latina vi sono problemi strutturali di lungo periodo. Tali economie devono affrontare la deglobalizzazione, la rilocalizzazione delle catene di approvvigionamento e il cambiamento climatico. Anche la situazione politica in molti paesi delle regione è instabile”.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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