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Dollaro USA: per MPS scenderà di un altro 5% quest’anno

Dollaro USA: per MPS scenderà di un altro 5% quest'anno

Nelle ultime settimane si sono susseguiti gli opinionisti che hanno previsto un declino del dollaro USA per tutto il 2023. Oggettivamente si può dire che il biglietto verde sia in crisi, a giudicare dall’andamento avuto nei mercati valutari negli ultimi sei mesi. Da ottobre 2022, infatti, il Dollar Index, che tiene conto della variazione del dollaro rispetto a un paniere delle principali valute mondiali, ha perso circa il 10% del suo valore.

Gli investitori si sono sempre più allontanati dalla moneta statunitense dopo che quest’ultima ha mostrato per circa un anno una forza straordinaria. Tale potenza era sostenuta da una sfilza di rialzi dei tassi d’interesse attuati dalla Federal Reserve per cercare di contenere l’inflazione più alta degli ultimi 40 anni. Il mercato accumulava dollari sia perché garantivano un rendimento più elevato, sia come utilizzo negli scambi commerciali, con il prezzo delle materie prime (espresso in dollari) in rally.

Tra l’altro, lo spauracchio di una recessione in arrivo e le turbolenze geopolitiche derivanti dalla guerra Russia-Ucraina avevano attirato gli investitori verso il biglietto verde, che a quel punto assolveva la sua tradizionale funzione di bene rifugio. Con il raffreddamento dell’inflazione prima e l’avvento della crisi bancaria dopo, le aspettative degli operatori valutari sul comportamento più accomodante della Fed hanno preso corpo. Ragion per cui i trader si sono staccati dal dollaro USA.

 

Dollaro USA: quest’anno MPS prevede ancora vendite

L’inversione della divisa a stelle e strisce ha ancora un percorso lungo, secondo Luca Mannucci, stratega di Banca di Monti dei Paschi di Siena. A suo giudizio, il dollaro USA potrebbe scendere ancora fino a un ulteriore 5% contro le altre valute nella seconda parte del 2023. Questo perché gli Stati Uniti saranno trascinati in recessione, probabilmente a causa della lotta aggressiva della Federal Reserve contro l’inflazione e del rischio persistente di una crisi bancaria ad ampio raggio. “Ci aspettiamo la recessione negli Stati Uniti entro la fine dell’anno”, ha detto Mannucci in un’intervista. “L’inasprimento della politica monetaria trascinerà l’economia”.

L’esperto sottolinea come il fallimento di diverse banche americane comporterà condizioni di credito più restrittive, il che danneggerà l’economia a stelle e strisce. Mannucci ritiene che la Fed aumenterà i tassi solo di un altro quarto di punto, a differenza della Banca Centrale Europea che attuerà almeno altre due strette di 25 punti base. Questo significa che l’EUR/USD dovrebbe salire di “circa il 3% nei prossimi mesi”. Lo stratega di MPS pensa che il dollaro USA scenderà anche rispetto allo yen, a causa dell’allentamento dei controlli sulla curva dei rendimenti riguardo i titoli di Stato giapponesi a 10 anni attuata dalla Bank of Japan. L’USD/JPY cadrà fino “a 120 entro la fine dell’anno”, ha affermato.

Il parere di Mannucci riecheggia quello espresso in settimana da Stephen Jen, amministratore delegato di Eurizon SLJ Capital Ltd e inventore della teoria del “Dollar Smile”. A Suo avviso, il biglietto verde potrebbe scendere ancora di un altro 10%-15% nel prossimo anno e mezzo, poiché “la Banca centrale americana è molto vicina al suo picco di aggressività sui tassi e la sua prossima mossa sarà quella di ridurre i costi di finanziamento”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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