L’euro sta per chiudere la sua migliore performance settimanale degli ultimi 16 anni. Oggi si è spinto a 1,087 dollari, segnando un rialzo giornaliero dello 0,8% e portando il bottino a un +4,8% dai minimi del mese scorso a 1,0140 dollari. Il mercato delle opzioni certifica l’ottimo stato di forma della valuta unica. Secondo i dati della Depository Trust & Clearing Corporation, le posizioni rialziste sull’Eur/Usd rappresentano il 70% del totale, a fronte di poco oltre il 50% in media a febbraio.
La riunione della Banca centrale europea di questa settimana ha dato ulteriore slancio all’euro. L’Eurotower ha tagliato i tassi di interesse per la sesta volta da giugno dello scorso anno, ma nella sua comunicazione ha fatto intendere che il prossimo mese potrebbe esserci una pausa e il ritmo dei tagli potrebbe ridursi. Tutto dipenderà dai dati macroeconomici che verranno diffusi in corso d’anno.
In Europa però si sono create le premesse per un rilancio della crescita. La Commissione europea ha proposto un gigantesco piano di spesa per il riarmo della regione equivalente a complessivi 800 miliardi di euro. Nel contempo la Germania sta compiendo un passo epocale per uscire dal suo impegno formale al controllo della spesa e aumentare gli investimenti in difesa e infrastrutture. Con gli obiettivi di inflazione condotti in porto e il ritorno alla crescita sostenuta dell’Europa, la BCE potrebbe tenere più alti i tassi di interesse. Questo perché non avrebbe più bisogno di spingere per stimolare la crescita economica. Di conseguenza, l’euro verrebbe avvantaggiato.
Euro: quali i prossimi obiettivi?
Lo stato di grazia della divisa del Vecchio continente ha fatto sparire i commenti su una prossima parità con il dollaro USA. Anzi, ora gli esperti di mercato stanno riposizionandosi al rialzo sull’Eur/Usd. Secondo gli strategist di Bank of America, il rapporto valutario potrebbe arrivare a 1,15 entro la fine dell’anno. “L’annunciato pacchetto fiscale tedesco è un momento di svolta per l’euro”, ha scritto il team della banca americana guidato da Michalis Rousakis. “Nel frattempo, l’incertezza politica pone rischi al ribasso per la crescita degli Stati Uniti”.
Su quest’ultimo aspetto si è soffermato Adam Pickett, responsabile della strategia macro globale di Citigroup. A suo avviso, la politica dei dazi messa in atto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, alla fine non ha favorito il proprio Paese, ma anzi “ha effettivamente spinto verso una cooperazione europea che nessuno immaginava”. Quindi, “è un punto di svolta per i tassi di interesse in futuro”, con la “BCE che potrebbe avere bisogno di tagliare di meno”. Alla luce di questo scenario, Brad Bechtel, analista di Jefferies, ritiene che “la strada stia diventando piuttosto rialzista sull’euro ora”. Di conseguenza, “è difficile non saltare sul carro”, ha aggiunto.









