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Fed: per gli economisti il tasso terminale sarà del 5%

Fed: per gli economisti il tasso terminale sarà del 5%

Mercoledì 2 novembre la Fed si riunisce per le decisioni di politica monetaria e sembra ormai scontato che i tassi d’interesse saranno alzati di 0,75 punti percentuali per la quarta volta consecutiva. I funzionari della Banca Centrale statunitense non hanno lasciato molta speranza per un accomodamento, alla luce del fatto che l’inflazione USA stenta a scendere per come è nei desideri di tutti. Nell’ultimo meeting il Governatore Jerome Powell è stato chiarissimo: se prima l’indice dei prezzi al consumo non si avvia verso il target stabilito dalla Federal Reserve, non si vedrà alcun passo indietro nella conduzione di una politica monetaria estremamente restrittiva.

Il 69enne di Washington ha anche sottolineato come questo avrà un effetto doloroso per l’economia, ma qualsiasi azione della Banca è inevitabile per impedire che l’inflazione faccia danni irreparabili. Se la Fed dovesse aumentare il costo del denaro dello 0,75% portandolo al 4%, consacrerebbe la più forte serie di mosse aggressive dell’istituto monetario dal 1980, ovvero da quando l’allora capo della Fed Paul Volcker attuò una lotta senza quartiere nei confronti del carovita.

 

Fed: per gli economisti sarà atterraggio duro

Un sondaggio tra 40 economisti realizzato da Bloomberg dal 21 al 26 ottobre ha riportato che il tasso d’interesse terminale raggiungerà il 5%, attraverso un aumento di 75 punti base a novembre, una stretta dello 0,50% a dicembre e di un quarto di punto nelle due sedute successive della Fed. A settembre, le proiezioni dell’istituto centrale erano per tassi al 4,4% quest’anno e per il 4,6% l’anno prossimo, prima di iniziare i tagli nel 2024. Secondo James Knightley, capo economista internazionale di ING Groep NV, che ha partecipato al sondaggio, “le pressioni inflazionistiche rimangono intense e la Fed è destinata ad aumentare di 75 punti base a novembre. Mentre a dicembre dovrebbe attuare un rialzo di 50 punti base, per via di un contesto economico e di mercato indebolito”. Tuttavia, ha aggiunto che “i rischi sono inclinati verso un quinto rialzo di 75 punti base.”

Il dilemma in questo momento della Fed è quello di fare troppo con il rischio di provocare una grave recessione con perdite di milioni di posti di lavoro o fare troppo poco permettendo all’inflazione di insinuarsi ancora di più nell’economia. Gli economisti in maggioranza optano per la prima ipotesi, dove vi sarà un atterraggio duro con un periodo di crescita zero o negativa. “Con la Fed di fronte alla scelta di fare troppo o troppo poco, i membri probabilmente sceglieranno di fare troppo, con l’obiettivo di evitare la persistenza dell’inflazione che Volcker ha affrontato dal 1970”, ha detto Joel Naroff, Presidente di Naroff Economics LLC. Tale questione potrebbe porre il tema di muoversi in ritardo, con la possibilità poi di riparare che si fa più impegnativa. “I ritardi nella politica monetaria sono ancora sottovalutati”, ha dichiarato Thomas Costerg, economista senior statunitense di Pictet Wealth Management. “Il pieno effetto dell’attuale inasprimento potrebbe non essere percepito fino alla metà del 2023. A quel punto, potrebbe essere troppo tardi. Il rischio di un errore politico è alto”, ha aggiunto.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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