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Obbligazioni europee: ora gli investitori preferiscono i PIIGS

Obbligazioni europee: ora gli investitori preferiscono i PIIGS

Il paradigma degli investimenti nelle obbligazioni europee è profondamente cambiato. Gli investitori ora sono a caccia di titoli a reddito fisso di quei Paesi periferici che un tempo erano denominati PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna), mentre si allontanano dal centro rappresentato da Germania e Francia.

Lo spread delle obbligazioni a lunga scadenza di Portogallo, Irlanda e Grecia rispetto ai bund tedeschi è sceso drasticamente quest’anno. In particolare, i rendimenti dei bond lusitani decennali hanno avuto un calo di 10 punti base nel 2023, mentre quelli dei titoli ellenici sono diminuiti di 20 punti base.

 

Obbligazioni europee: il riscatto dei PIIGS

Cosa sta succedendo? Dopo la grande crisi del debito sovrano di oltre 10 anni fa, i Paesi periferici hanno attuato uno sforzo non indifferente per migliorare la loro posizione fiscale, a costo di pagare un prezzo molto salato in termini di tagli alla spesa pubblica e imposizioni di tasse più elevate. Ciò ha condotto Portogallo, Irlanda e Grecia sulla buona strada per ottenere un avanzo primario nel 2024.

A questo si aggiunge un tasso di crescita che in Irlanda, Grecia e Spagna potrebbe addirittura triplicare quello della Germania. “I Paesi più piccoli dell’area dell’euro hanno migliorato significativamente i loro parametri fiscali e le loro prospettive positive si sono riflesse nei mercati dei titoli di Stato europei”, ha affermato Sean Kou, stratega dei tassi di SocGen. “Le dinamiche divergenti dovrebbero continuare sia nei rating che nei prezzi di mercato”.

Questo miglioramento è stato colto dalle agenzie di rating nelle ultime settimane, con Moody’s che ha aumentato il giudizio sul Portogallo e ha confermato il rating sull’Italia sollevandola dall’outlook negativo, mentre S&P Global Ratings ha portato i titoli di Stato della Grecia a investment grade.

Nel contempo, il centro dell’Europa sta mostrando alcune crepe preoccupanti. Francia e Belgio sosterranno un maggiore deficit di bilancio l’anno prossimo, mentre la Germania è tecnicamente in recessione e le previsioni di crescita sono state riviste al ribasso.

Parigi in particolare è stata ammonita dalla Commissione Europea, che l’ha esortata a frenare la spesa pubblica per rientrare nei parametri fiscali del blocco. “Gran parte del pessimismo europeo deriva in realtà dall’economia tedesca”, ha affermato Robert Dishner, senior portfolio manager di Neuberger Berman. “In realtà sono le economie periferiche che reggono meglio di quelle core”.

 

Cosa aspettarsi ora?

La domanda che molti si fanno è se e fino a quando continuerà la tendenza in atto che sposta denaro dal centro alla periferia dell’Europa. A giudizio di Goldman Sachs e Société Générale, le obbligazioni dell’Europa mediterranea continueranno a fare meglio anche nel 2024. Mentre JPMorgan Asset Management, che ha fatto il pieno di titoli di Stato spagnoli nel suo portafoglio di investimento, ritiene che le obbligazioni europee periferiche siano meno a rischio di un ampliamento degli spread rispetto a qualche anno fa.

Rimane il problema dell’alto indebitamento. L’Italia ha un debito/PIL superiore al 140% ed è sorvegliata a vista dall’Europa. La Grecia invece ancora beneficia del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) che finanzia circa tre quarti del suo debito. “Molti di questi Paesi hanno riformato la loro situazione fiscale dopo la crisi del debito europeo al punto che non rendono più molto. Tanto vale possedere la Francia e ottenere un po’ più di liquidità”, ha affermato Idanna Appio, gestore di portafoglio di First Eagle Investments.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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