Obbligazioni: le opportunità si spostano su high yield ed emergenti

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In un contesto globale in cui le incertezze economiche si intrecciano con politiche monetarie in transizione e tensioni fiscali crescenti, i Treasury statunitensi tornano al centro dell’attenzione degli investitori. Tra prospettive di rallentamento della crescita, aspettative di tagli dei tassi da parte della Fed e rischi legati ai bilanci pubblici, l’investimento in titoli di Stato americani si conferma una leva strategica, ma non priva di incognite. In questa intervista, Scott DiMaggio, responsabile del reddito fisso di AllianceBernstein analizza le dinamiche in atto e individua le aree geografiche e le asset class con il miglior profilo rischio/rendimento per la seconda metà del 2025.

 

Scott DiMaggio, responsabile mercati obbligazionari di AB
Scott DiMaggio – AllianceBernstein

Considerando gli attuali rendimenti sul Treasury decennale statunitense e le prospettive per il secondo semestre del 2025, lo ritiene un’opportunità di investimento per l’investitore europeo?

“A nostro avviso, c’è ancora margine per un calo dei rendimenti da qui avanti, a livello globale. Negli Stati Uniti stiamo osservando diversi segnali di rallentamento: dai dati “soft” come i sondaggi di fiducia, a quelli “hard” come la spesa edilizia privata e il mercato del lavoro, che mostrano un generale indebolimento. Questo contesto di crescita più lenta rafforza l’aspettativa di tagli dei tassi da parte della Fed, il che, storicamente, ha rappresentato un ambiente favorevole per gli investitori obbligazionari.
Anche se l’inflazione, a oggi, resta appena sopra il target della Fed, le evoluzioni sui dazi potrebbero alimentare rialzi temporanei. Riteniamo, comunque, che si tratti di aggiustamenti di prezzo una tantum, per cui ci aspettiamo che le Banche centrali siano in grado di ‘guardare oltre’ gli effetti transitori e procedere comunque con l’allentamento monetario. Ciò implica un possibile irripidimento della curva dei rendimenti e un rally sul tratto breve, offrendo interessanti opportunità di rendimento per gli investitori.
Naturalmente, non mancano i rischi: su entrambi i lati dell’Atlantico il nodo fiscale resta il principale osservato speciale. Negli Stati Uniti il ‘Big Beautiful Bill‘ potrebbe ampliare sensibilmente il deficit e portare a un maggiore fabbisogno di emissioni da parte del Tesoro.
In Europa, invece, il dibattito in Germania sui nuovi piani di spesa – tra difesa e infrastrutture – potrebbe innescare una dinamica analoga. Quanto e come i governi decideranno di finanziare queste misure sarà cruciale per il profilo rischio/rendimento dei Titoli sovrani nei prossimi mesi”.

 

Quali determinanti impatteranno sul suo andamento e quali sono le sue attese?

“Tra i principali driver che influenzeranno l’andamento dei Treasury nei prossimi mesi vediamo innanzitutto l’evoluzione della crescita statunitense, l’orientamento della Fed in materia di tassi e le possibili pressioni legate alla politica fiscale. Il nostro scenario base resta positivo: riteniamo che i Treasury continueranno a svolgere un ruolo di ‘safe haven’ e che, in caso di difficoltà sui mercati azionari, possano beneficiare di un ritorno di interesse da parte degli investitori.
Detto ciò, se i mercati azionari dovessero guadagnare ancora un 10-15%, è plausibile che i rendimenti obbligazionari risalgano. Sarà dunque importante monitorare la dinamica tra asset rischiosi e obbligazionari, perché la loro correlazione continuerà a giocare un ruolo chiave nel definire le opportunità di rendimento”.

 

Nel lungo termine, considerando il debito Usa e lo scenario politico statunitense, i titoli di Stato americani sono rischiosi?

“A nostro avviso, il profilo di rischio potrebbe aumentare leggermente, soprattutto sul tratto lungo della curva, dove gli investitori tenderanno a richiedere un premio a termine più elevato. Questo potrebbe tradursi in una curva dei rendimenti leggermente più inclinata.
Se guardiamo ai flussi degli ultimi dieci-dodici anni, la maggior parte del capitale si è riversata sul mercato azionario statunitense, alimentando quello che molti definiscono l’eccezionalismo americano – un fenomeno giustificato da una combinazione di solidi utili aziendali, crescita sostenuta e profondità di mercato.
Il discorso è diverso per i Treasury, dove non si osserva la stessa intensità di flussi né una dinamica eccezionale. Le partecipazioni estere sono rimaste stabili nel tempo, spinte soprattutto da finalità strategiche: protezione valutaria, esigenze di liquidità o allocazione in dollari in quanto mercato ampio e profondo. Per questo, pur non vedendo lo stesso grado di eccezionalismo nei Treasury rispetto all’azionario a stelle e strisce, non vengono meno le ragioni strutturali per detenerli”.

 

Quali aree geografiche sono oggi delle buone opportunità in termini di rischio/rendimento?

“Oggi vediamo buone opportunità su diversi fronti, a partire dall’Europa, dove il credito high yield resta uno dei segmenti più interessanti. Con rendimenti intorno al 5% – rispetto al 2% registrato ai tempi dei tassi negativi – questo segmento offre oggi un profilo di ritorno interessante per i prossimi anni. Lo consideriamo una valida alternativa all’equity, in un contesto in cui i fondamentali delle aziende sono solidi e il supporto tecnico resta forte: ogni volta che i rendimenti salgono, gli investitori tornano a comprare.
Lo stesso vale per gli Stati Uniti, dove l’high yield rende attorno al 7,5%: anche qui vediamo uno scenario di crescita sotto trend ma non recessivo, che rende l’asset class ancora molto attraente. In entrambi i mercati, riteniamo che un posizionamento bilanciato tra high yield e duration abbia senso: permette di beneficiare da entrambi i lati in contesti diversi di mercato, mantenendo una buona componente di carry. La logica ‘barbell‘ resta valida.
Anche i mercati emergenti ci sembrano interessanti: un ambiente caratterizzato da dollaro debole e crescita più contenuta ha storicamente favorito le performance dell’asset class, che per molti anni ha faticato ma oggi mostra segnali di ripresa.
Al contrario, alcuni titoli periferici come Btp e obbligazioni spagnole hanno già registrato un forte rally, in particolare sul tratto breve, e oggi trattano con spread molto ristretti rispetto alla Germania. A questi livelli, preferiamo prendere profitto e ruotare verso l’high yield o le obbligazioni garantite da prestiti (CLO – credit loan obligation) europei”.

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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