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Obbligazioni: 3 ragioni per averle in portafoglio

Il quartier generale di Pimco AM specializzato in obbligazioni, a Newport Beach, New York

All’inferno e ritorno. Per gli investitori in obbligazioni il 2022 ha visto materializzarsi nel peggiore dei modi possibili la fine delle politiche Zirp (Zero interest rate policy) delle banche centrali. I tassi di interesse sono saliti, i prezzi sono crollati. Ora però, con i rendimenti che sono tornati su massimi pluriennali, gli investitori mostrano di nuovo grande interesse per questa asset class. E con ragione secondo Pimco, anzi con tre ragioni. Nel corso della presentazione del Cyclical outlook l’asset manager specializzato nel reddito fisso ha illustrato le argomentazioni a favore dell’asset class soffermandosi in particolare su tre punti:

 

  • rendimenti in linea con le medie di lungo periodo;
  • stretta monetaria delle banche centrali già scontata (parte breve della curva dei rendimenti;
  • possibilità di realizzare plusvalenze sulle quotazioni.

 

Obbligazioni, rendimenti normalizzati

Basta guardare l’andamento dei rendimenti dei principali benchmark obbligazionari per accorgersi di quanto siano saliti i ritorni nel corso degli ultimi mesi. Se da un lato questo forte riprezzamento ha portato al crollo delle quotazioni (che si muovono in maniera opposta ai rendimenti) dall’altro oggi c’è la possibilità di acquistare un Treasury decennale con un rendimento vicino al 4%, un BTP con la stessa scadenza al 4,4% circa e, per chi cerca la protezione massima, un Bund tedesco a 10 anni al 2,24%. In altre parole, per la prima volta dal 2014 non è necessario pagare (rendimento negativo) per avere la protezione del Bund in portafoglio anche se il rendimento reale rimane negativo a causa dell’inflazione. “Oggi i mercati obbligazionari di alta qualità offrono rendimenti molto più in linea con le medie di lungo periodo” hanno commentato nel corso della presentazione dell’outlook Tiffany Wilding, economista per il Nord America e Andrew Balls responsabile investimento Global Fixed Income.

 

Stretta monetaria scontata

Secondo gli stategist di Pimco i rendimenti offerti oggi dal mercato obbligazionario di alta qualità già scontano le prossime mosse delle banche centrali. Questo vale soprattutto per la parte a breve della curva dei rendimenti e non esclude ovviamente possibili sorprese in senso positivo o negativo. Il consiglio di Balls è quello di “coniugare l’esposizione a benchmark di alta qualità, il cui rendimento è salito in modo significativo negli ultimi anni, con esposizioni selettive a settori a spread di alta qualità”. La notizia positiva, in altre parole, è che è possibile tornare a utilizzare le obbligazioni in chiave difensiva dei propri investimenti ma anche spuntare rendimenti più elevati aggiungendo ai benchmark di riferimento obbligazioni con yield più elevati sempre nello spettro di offerta dell’investment grade. “Crediamo che il potenziale di investimento sia convincente alla luce delle prospettive cicliche e che molti investitori potrebbero essere remunerati dal tornare a investire in obbligazioni” ha concluso Balls.

 

Possibilità di realizzare plusvalenze sulle obbligazioni

Nella prima metà dell’anno sono state le minusvalenze a essere protagoniste, con i prezzi delle obbligazioni in vertiginosa discesa. L’indice europeo dei titoli governativi con scadenza tra 7 e 10 anni ha perso circa il 19% di valore, mentre le quotazioni del Treasury decennale Usa si sono sgonfiate del 17%. Ora, tuttavia, “i rendimenti obbligazionari sono sufficientemente alti da offrire un potenziale in termini di plusvalenze nell’eventualità di inflazione e crescita inferiore alle attese o di debolezza più marcata dei mercati azionari” è il pensiero di Pimco espresso da Andrew Balls.

 

Lo scenario base invita alla prudenza

Nonostante le obbligazioni siano tornate al centro dell’attenzione, lo scenario base su cui Pimco ha costruito il suo Cyclical outlook invita alla prudenza. “Se l’inflazione sarà più vischiosa di quanto ci aspettiamo – è il commento – le banche centrali potrebbero essere obbligate ad alzare i tassi più di quanto i mercati scontino attualmente e se le recessioni saranno poco profonde, come ci atteniamo, saranno lente a operare tagli dei tassi. Pertanto, nei portafogli obbligazionari core siamo pronti a ridurre il rischio e conservare liquidità da utilizzare in occasioni future”.

Secondo lo scenario economico elaborato da Pimco i mercati sviluppati affronteranno una recessione moderata. A essere maggiormente interessate da un arretramento economico saranno l’area euro e il Regno Unito, in prima linea nelle tensioni geopolitiche scatenate dall’invasione russa dell’Ucraina. Non viene esclusa, tuttavia, una modesta contrazione anche negli Stati Uniti. Per quanto riguarda l’inflazione, gli strategist di Pimco prevedono una moderazione significativa, anche se più lenta, lungo l’orizzonte ciclico di riferimento. Il combinato delle due previsioni porta l’asset manager a ritenere che la mano delle banche centrali non si fermerà. In particolare, prima di fare una pausa per valutare quali effetti il rialzo dei tassi stia avendo sull’economia, la Federal Reserve porterà i tassi in area 4,5%-5%.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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