Il Pentagono vuole trasformarsi in investitore istituzionale. Secondo un documento visionato dalla testata web Semafor, il nuovo progetto editoriale del giornalista Ben Smith, il Dipartimento della Difesa – ribattezzato Department of War (DoW) dall’amministrazione Trump – ha intenzione di mettere insieme una task force di banchieri con una solida esperienza nel private equity per investire 200 miliardi di dollari in accordi nel settore della difesa.
L’obiettivo è accelerare sull’innovazione tecnologica e contrastare l’ascesa economica globale della Cina. Il gruppo di investitori bancari avrebbe il compito di chiudere operazioni strategiche per la sicurezza nazionale nell’arco dei prossimi tre anni. La Difesa guarda soprattutto a professionisti (nel testo si parla di una squadra di trenta persone) provenienti da quattro grandi banche d’affari: Bank of America, Goldman Sachs, JpMorgan e Morgan Stanley.
In questo articolo:
- Il Pentagono punta sui banchieri del private equity
- L’obiettivo di Trump: un fondo pubblico Usa
- Come funzionerà la Economic Defense Unit del DoW
- I responsabili della Difesa pronti a guidare il pool
- Lavorare a stretto contatto con il settore privato
Il Pentagono punta sui banchieri del private equity
Nel documento ottenuto da Semafor, redatto dalla società di consulenza Heidrick & Struggles, si legge che per gli investment bankers specialisti del private equity “non si tratta di un’opportunità di carriera, bensì di un programma di distacco della durata di due o tre anni”. I banchieri avranno l’opportunità di “servire il proprio paese” e di investire “più capitale di quanto la maggior parte degli investitori investa in tutta la propria carriera”.
I banchieri avranno il vantaggio di una tassazione effettiva inferiore rispetto a quella ordinaria, grazie alle esenzioni su alcune voci retributive riservate ai funzionari nominati dall’amministrazione Trump. L’incarico promette “un accesso senza precedenti ai più alti funzionari governativi e un flusso di informazioni privilegiate: tutto ciò di cui hai bisogno, puoi ottenerlo”. Lo scopo dell’iniziativa è “contribuire a dissuadere il nostro principale avversario dal raggiungere la superiorità militare”. Naturalmente l’adversary è la Cina.
L’obiettivo di Trump: un fondo pubblico Usa
Sia il Pentagono che Heidrick & Struggles non hanno risposto alle richieste di un commento da parte di Semafor. Se venisse confermata, l’operazione ribadirebbe l’ambizione nutrita dal presidente Trump di gestire un enorme fondo sovrano, simile a quelli dei paesi del Golfo e di alcune economie asiatiche: uno strumento strategico pensato per trasformare le risorse interne in investimenti produttivi e diversificati.
I modelli sono alcuni dei più grandi e influenti veicoli di investimento al mondo, in particolare quelli delle monarchie del Golfo: l’Adia (Abu Dhabi Investment Authority) e la Mubadala Investment Company, il Pif (Public Investment Fund) dell’Arabia Saudita, il Qia (Qatar Investment Authority) e il Kia (Kuwait Investment Authority). Investitori istituzionali che gestiscono asset per migliaia di miliardi di dollari.
Come funzionerà la Economic Defense Unit del DoW
Grazie a negoziati commerciali serrati e all’aumento del budget per la spesa militare, l’amministrazione Trump dispone di centinaia di miliardi da investire in settori strategici, su tutti l’intelligenza artificiale, i semiconduttori, il quantum computing, la cybersecurity e la difesa avanzata. Il problema principale di Washington è trovare accordi, ma qui entrerebbe in gioco Wall Street con il gruppo di coverage bankers che hanno stretti rapporti con le aziende di punta dei comparti critici e sono pronti ad investimenti capaci di generare valore economico e sviluppo nel lungo periodo.
Semafor spiega che la creazione di un’unità di sponsor coverage propria del Pentagono, ovvero un team dedicato a gestire le relazioni con i fondi di private equity e gli altri investitori finanziari, consentirebbe alla Difesa di disporre di una équipe specializzata interna. La squadra si occuperebbe di gestire il private equity, chiudere accordi cruciali per la sicurezza nazionale, fornire consulenza e organizzare i prestiti.
I responsabili della Difesa pronti a guidare il pool
Nel documento è indicato che il pool di banchieri risponderà a David Lorch e George K. Kollitides II, entrambi ex manager di Cerberus, il fondo di private equity attivo negli investimenti alternativi e nel business dei crediti in sofferenza che gestisce asset per 65 miliardi di dollari in tutto il mondo. Esperto di catene di approvvigionamento e strategic opportunities, Lorch è stato managing director di Kohlberg & Company, mentre Kollitides ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato per la storica azienda di armi e munizioni Remington (già Freedom Group), ora partner della società di private equity Alvarez & Marsal Capital (Amc).
Lorch e Kollitides saranno coadiuvati nel loro lavoro di supervisione dal vicesegretario della Difesa Stephen Feinberg, co-fondatore e amministratore delegato di Cerberus e manager con un patrimonio netto stimato di 5 miliardi. Feinberg è stato scelto da Trump per riformare l’intelligence statunitense, rafforzare la base industriale della difesa e individuare tutte le opportunità per migliorare la struttura dei costi, la catena di approvvigionamento e l’efficienza del Pentagono.
Lavorare a stretto contatto con il settore privato
La Difesa punta a trasformare le ingenti risorse pubbliche disponibili in accordi concreti: il Pentagono intende utilizzare il capitale pubblico in modo strategico per sfruttare opportunità globali, partecipare a settori emergenti, orientare il mercato, rafforzare il posizionamento geopolitico e industriale e influenzare le catene globali del valore. La strada individuata dal DoW per farlo è appunto attraverso investitori di alto profilo di Wall Street.
Da mesi molti degli investimenti dell’amministrazione Trump in società private sono stati supervisionati dalla Difesa. Su tutti spiccano l’accordo di sette anni con Lockheed Martin per accelerare la produzione e la consegna degli intercettori Patriot Pac-3 Mse e la partecipazione da 1 miliardo per potenziare la divisione Missile Solutions della defence tech L3Harris e trasformarla in un fornitore esclusivo dell’agenzia. Un mix di pubblico e privato per la tecnologia, la logistica e la sicurezza.









