Garantire energia illimitata in modo sostenibile: è l’obiettivo di Proxima Fusion, l’azienda europea a più rapida crescita nel campo dell’energia a fusione. Lavorando su un nuovo modello di stellarator, uno dei due principali approcci tecnologici alla fusione nucleare insieme a quello tokamak, la startup vuole imprimere una svolta fondamentale al settore, puntando in pochi anni alla fusione nucleare commerciale. Il traguardo è ambizioso e sta attirando la fiducia degli investitori.
Grazie a un metodo innovativo riconosciuto dalla comunità scientifica, Proxima ha appena raccolto 130 milioni di euro in un round di Serie A: è il più grande investimento privato europeo di sempre nel campo della fusione nucleare. Il finanziamento è stato guidato dalla tedesca Cherry Ventures (venture capital fondata da Filip Dames e Christian Meermann) e dalla britannica Balderton Capital, leader in Europa per investimenti su settori ad alta crescita come deep tech, fintech, mobilità ed energia sostenibili.
In questo articolo:
- Quanto ha raccolto Proxima Fusion
- Cosa fa la tecnologia Stellaris
- Chi c’è dietro la startup del nucleare
Quanto ha raccolto Proxima Fusion
In totale la raccolta complessiva di Proxima Fusion supera i 185 milioni tra capitale pubblico e privato. All’ultimo round da 130 milioni hanno partecipato il Club degli Investitori (il network torinese di business angels che investono in startup, scale-up e Pmi innovative) e numerosi fondi internazionali: Uvc Partners, DeepTech & Climate Fonds (Dtcf), Plural, Leitmotif, Lightspeed, Bayern Kapital, Htgf, Omnes Capital, Elaia Partners, Visionaries Tomorrow, Wilbe e Redalpine.
“Sosteniamo i founders che risolvono i problemi più difficili dell’umanità, e pochi sono più grandi dell’energia pulita e illimitata – commenta Filip Dames di Cherry Ventures nella nota che presenta il nuovo round –. Proxima Fusion unisce l’avanguardia scientifica europea all’ambizione commerciale, trasformando la ricerca di livello mondiale in una delle iniziative di fusione più promettenti al mondo. Questa è la tecnologia avanzata al suo meglio e un segnale forte che l’Europa può essere leader sulla scena globale”.
I 130 milioni di euro raccolti servono per tre traguardi fondamentali. Il primo è completare entro il 2027 il modello Stellarator Model Coil, la dimostrazione di hardware che riduce i rischi della tecnologia dei superconduttori ad alta temperatura (Hts) su cui si basano gli stellarator. Il secondo è raggiungere il completamento dello stellarator dimostrativo Alpha che produce energia netta in stato stazionario, mentre il terzo e più importante è costruire dal 2031 la prima centrale commerciale al mondo per la fusione nucleare basata su questa tecnologia, la prima nel suo genere. La realizzazione richiederà tra i 3 e i 5 miliardi, ma l’impianto produrrà energia a un costo stimato inferiore ai 5 centesimi per kWh.
Cosa fa la tecnologia Stellaris
Ideata negli anni Cinquanta, stellarator è una tecnologia completamente diversa rispetto a quella dei tokamak tradizionali, ovvero la macchina per la fusione termonucleare controllata di forma toroidale. La parola tokamak in russo significa appunto camera toroidale magnetica. I reattori a fusione nucleare ideati da Proxima Fusion lavorano in modo differente: l’impianto si chiama Alpha e consente di ottenere un funzionamento continuo per periodi prolungati e una maggiore stabilità, i due parametri fondamentali per rendere commercialmente valida l’energia da fusione nucleare.
Frutto del lavoro di ricerca del Max Planck Institute, stellarator confina il plasma ad alta temperatura (superiore ai 100 milioni di gradi) utilizzando un campo magnetico elicoidale, prodotto da magneti esterni, per evitare che il plasma caldo tocchi le pareti del contenitore. All’inizio del 2025 Proxima ha presentato Stellaris, il risultato dell’innovazione della società, nonché il primo concetto di stellarator validato scientificamente: questo reattore integra nella sua progettazione tutti gli aspetti di fisica, ingegneria e manutenzione.
“Gli stellarator non rappresentano solo l’approccio tecnologicamente più praticabile all’energia da fusione: sono le centrali elettriche del futuro, in grado di guidare l’Europa verso una nuova era di energia pulita – dichiara Daniel Waterhouse, partner di Balderton Capital –. Proxima si è saldamente affermata come principale concorrente europeo nella corsa globale alla fusione commerciale. Siamo entusiasti di collaborare con il loro team di ingegneri all’avanguardia nel settore e con i principali produttori europei per costruire un’azienda che sarà rivoluzionaria per tutta l’Europa”.
“Stellaris è stato ampiamente riconosciuto come un importante passo avanti per l’industria della fusione, facendo avanzare la tesi degli stellarator quasi-isodinamici come il percorso più promettente verso una centrale elettrica a fusione commerciale”, spiega la società. A conferma della sua natura altamente innovativa, la startup adotta una filosofia open source (i risultati scientifici raggiunti sono pubblici e i codici sviluppati sono consultabili su GitHub) e utilizza la stampa 3D per le forme dei metalli, i semiconduttori ad alta temperatura destinati ai magneti per contenere il plasma nei reattori e modelli di intelligenza artificiale per la simulazione dei sistemi ingegneristici.
Chi c’è dietro la startup del nucleare
Proxima è una public-private partnership: è nata nell’aprile 2023 sotto forma di startup come spin-out dell’Ipp, il Max Planck Institute for Plasma Physics, riunendo ricercatori, scienziati ed esperti di fisica di base, ingegneria e fisica del plasma. Caratterizza la società un approccio multidisciplinare. Il team è composto sia da figure accademiche di Ipp, Kit (Karlsruher Institut für Technologie), Harvard e Mit di Boston che da professionisti provenienti da realtà industriali quali McLaren, Tesla e SpaceX.
Nelle fasi iniziali la startup è stata supportata dall’Unione europea e dal governo tedesco con 35 milioni di euro (10 dall’esecutivo tedesco per lavorare con l’Ipp, i restanti 25 dall’European Innovation Council, il Consiglio europeo per l’innovazione), ai quali si sono aggiunti 30 milioni in capitale di rischio. Nel round di pre-seed Proxima ha raccolto 7,5 milioni, nel seed i successivi 20 milioni.
A guidare la società è il co-fondatore e Ceo Francesco Sciortino, fisico originario di Viterbo che si è formato tra la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’Imperial College di Londra, il Mit e il Max Planck. Il co-fondatore e direttore operativo è un altro italiano, Lucio Milanese, ex consulente senior per McKinsey. Proxima ha tre sedi: il quartier generale di Monaco in Germania, il campus di fusione di Culham a Oxford nel Regno Unito e i laboratori del Paul Scherrer Institute di Zurigo in Svizzera. Attualmente il gruppo di lavoro è composto da oltre 80 dipendenti, ma è destinato a crescere con nuove assunzioni.
“La fusione è diventata un’opportunità reale e strategica per spostare la dipendenza energetica globale dalle risorse naturali alla leadership tecnologica – sottolinea Sciortino nel comunicato –. Proxima è posizionata perfettamente per sfruttare questo slancio unendo uno spettacolare team di progettazione e produzione con istituzioni di ricerca leader a livello mondiale, accelerando il percorso verso la messa in funzione della prima centrale a fusione europea nel prossimo decennio”.









