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Sterlina: posizioni short ai massimi degli ultimi 16 mesi

Sterlina: gli investitori accumulano posizioni short al massimo di 16 mesi

La sterlina continua a perdere terreno nei confronti del dollaro USA e oggi il cambio GBP/USD è scivolato sotto quota 1,25. Da inizio anno la valuta britannica ha perso circa l’1,5% contro il biglietto verde. I  dati della Commodity Futures Trading Commission (CFTC) mostrano che gli investitori stanno accumulando posizioni ribassiste. In particolare, gli hedge fund e altri fondi a leva hanno incrementato gli short netti a quasi 29 mila contratti per la settimana terminata martedì 30 aprile, il livello più alto da 16 mesi a questa parte.

Allo stesso tempo, la banca depositaria americana State Street ha rilevato che i gestori patrimoniali sono diventati più pessimisti verso la moneta britannica, invertendo la tendenza all’acquisto del primo trimestre del 2024. A questi dati si aggiungono quelli di Citigroup, che rilevano come tra i clienti della banca nell’ambito della gestione patrimoniale le vendite nette siano aumentate in 15 degli ultimi 20 giorni di negoziazione.

 

Sterlina: ecco perché le quotazioni stanno scendendo

La negatività della sterlina nei confronti del dollaro USA deriva dalle aspettative di politica monetaria della Bank of England rispetto a quelle della Federal Reserve. I trader scontano almeno due tagli dei tassi di interesse di un quarto di punto ciascuno da parte della BoE entro la fine dell’anno, mentre la Fed difficilmente andrebbe oltre una sforbiciata.

Alla base di questa divergenza vi è il divario tra Gran Bretagna e Stati Uniti nell’andamento di inflazione ed economia. Nel Regno Unito l’inflazione è scivolata dal 4% di gennaio al 3,2% di marzo, mentre i dati economici hanno mostrato una persistente debolezza. Questo significa che ci sono le condizioni affinché la Banca d’Inghilterra diventi più accomodante  rispetto a quanto si pensava fino a poco tempo fa. In USA, la tendenza è diversa. L’indice dei prezzi al consumo è tornato ad aumentare, passando dal 3,1% di gennaio al 3,5% di marzo, oltre le attese degli analisti. L’economia americana è in salute, nonostante gli ultimi dati sull’occupazione abbiano mostrato i primi  segnali di indebolimento del mercato del lavoro. In sostanza,  la Fed può ancora aspettare prima di agire sui tassi di interesse; anzi, muoversi con troppa sollecitudine rischierebbe di rimettere in moto spirali inflazionistiche. Per questa ragione, il dollaro americano tende a rafforzarsi, indebolendo il cross GBP/USD.

“Tutti pensavano che le Banche centrali si sarebbero mosse insieme e ora questa ipotesi è stata messa in discussione”, ha detto Michael Metcalfe, responsabile della strategia macro di State Street. “Gli investitori stanno sottopesando la sterlina mentre il Regno Unito sembra sulla buona strada per allentare la rotta”. In questo contesto, Imogen Bachra, responsabile della strategia sui tassi non in dollari di NatWest, ritiene persino che i due tagli della BoE attesi quest’anno siano troppo pochi, configurando la possibilità che il costo del denaro sia abbassato addirittura di un punto percentuale.

 

E domani la riunione della BoE

Sale quindi l’attesa per la riunione ufficiale della BoE in cui saranno date le indicazioni di politica monetaria per i prossimi mesi. I tassi di interesse dovrebbero rimanere fermi al 5,25%, ma l’attenzione del mercato sarà concentrata sulle parole del governatore Andrew Bailey in conferenza stampa. In questo periodo i nove membri che compongono l’MPC (Monetary Policy Committee) – il comitato che prende le decisioni sulla politica monetaria della Banca centrale – non sono concordi sul percorso da seguire, ma le dichiarazioni accomodanti rilasciate negli ultimi tempi dal presidente Bailey sembrano spostare l’asse verso una linea morbida.

“L’MPC potrebbe facilmente giudicare che l’inflazione su un orizzonte di 2-3 anni sarà inferiore all’obiettivo”, ha affermato Tomasz Wieladek, capo economista europeo di T Rowe Price. “Questo sarebbe un semaforo verde per un taglio a giugno e porterebbe gli investitori a scontare ulteriori tagli”.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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