Torna El Niño: cos’è la versione super e quale sarà il suo impatto

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La crisi energetica non finirà insieme alle guerre in Iran e in Ucraina. La Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), l’agenzia federale statunitense che monitora il clima e gli oceani, fa sapere che El Niño potrebbe essere più forte del solito tra il 2026 e il 2027 e che la sua versione super è destinata a diventare un problema per l’ambiente e gli approvvigionamenti energetici.

Secondo i calcoli della Noaa, esiste una probabilità oltre il 60% che un super El Niño possa presentarsi nel corso dei prossimi mesi. La previsione è confermata anche dall’Ecmwf, il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine. In questo caso, viene indicata un’alta probabilità di un’intensificazione del fenomeno che influenzerà i modelli meteorologici regionali e globali tra l’estate e l’autunno.

 

In questo articolo:

 

  • Cos’è El Niño e perché si parla di una versione super
  • Come si misura l’intensità dell’Enso
  • L’impatto globale su clima, energia e cibo
  • Gli effetti del fenomeno El Niño in Europa
  • La previsione inversa: il super warming

 

Cos’è El Niño e perché si parla di una versione super

Conosciuto con la sigla Enso, acronimo di El Niño-Southern Oscillation, El Niño è un fenomeno climatico naturale che si verifica ogni tre-sei anni e provoca un aumento temporaneo della temperatura globale. Il riscaldamento avviene nei mesi di dicembre e gennaio in America Latina, nelle acque superficiali dell’Oceano Pacifico centro-meridionale e orientale, dove le temperature del mare aumentano di almeno 0,5 gradi rispetto alla media, scatenando una forte reazione atmosferica. La fase opposta, quella del raffreddamento, è chiamata La Niña.

El Niño influenza il clima di gran parte del pianeta, portando caldo estremo, perturbazioni e siccità, oltre a inondazioni nelle aree direttamente interessate. Dopo il forte El Niño del 2023-2024, il fenomeno si è concluso nel 2025, lasciando spazio a un breve periodo di La Niña. Il raffreddamento, però, non è stato significativo e la temperatura media degli ultimi due anni ha superato di 1,5 gradi quella dell’epoca pre-industriale. Ora la versione estrema del fenomeno potrebbe innalzare le temperature globali a livelli record, soprattutto nel 2027.

La Noaa ha notato la presenza di considerevoli quantità di calore negli strati sub-superficiali dell’Oceano e un indebolimento dei venti alisei nei bassi strati dell’atmosfera. Le condizioni portano gli esperti a credere che El Niño raggiungerà livelli senza precedenti con l’arrivo dell’estate o in autunno. “Esiste una concreta possibilità che si verifichi il fenomeno più intenso degli ultimi 140 anni”, ha scritto sui social Paul Roundy, professore di scienze atmosferiche presso l’università di Albany a New York.

 

Come si misura l’intensità dell’Enso

L’agenzia statunitense aggiorna l’andamento del fenomeno tramite il suo Climate Prediction Center. L’indicatore messo a punto si chiama Oni, acronimo di Oceanic Niño Index. El Niño è debole quando l’Oni è maggiore o uguale a 0,5 gradi, ma non supera 0,9 gradi. Si parla di El Niño moderato quando la temperatura è nella fascia fra 1 e 1,4 gradi. Il terzo e ultimo livello è quello forte: da 1,5 gradi a salire.

La previsione di un aumento superiore ai 2 gradi nelle acque del Pacifico induce a temere un super El Niño, che potrebbe innescare una reazione atmosferica complessa con un picco tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027 e avere ripercussioni sull’agricoltura e sull’energia. Gli Stati Uniti, alcune zone dell’Africa, l’Europa e l’India potrebbero affrontare un’estate più calda della norma. Al tempo stesso, regioni tropicali come i Caraibi e l’Indonesia potrebbero rischiare la siccità, mentre si potrebbero formare più cicloni tropicali nel Pacifico e meno nell’Atlantico.

 

L’impatto globale su clima, energia e cibo

Stando ai dati di Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell’Unione europea, il 2024 e il 2025 sono stati il primo e il terzo anno più caldi mai registrati, con un aumento medio della temperatura globale di circa 1,5 gradi. Quest’anno, il potenziale super El Niño potrebbe provocare ripercussioni sul clima e sul settore energetico che si protrarranno fino al 2027, specie se verrà battuto il record di intensità stabilito nel dicembre 2015, quando le temperature del mare del Pacifico equatoriale centrale raggiunsero i 2,8 gradi sopra la media.

Con temperature massime ed estremi meteorologici, la produzione di rinnovabili sarebbe a rischio – la siccità riduce drasticamente i livelli dei bacini idrici limitando l’idroelettrico, così come le variazioni nei modelli di vento impattano sull’eolico – e aumenterebbe la domanda di elettricità per il raffrescamento. La necessità di ricorrere all’importazione di più combustibili fossili per sopperire ad una minore produzione verde potrebbe far impennare i prezzi dell’energia, alimentando l’inflazione.

I rischi sono anche per i costi alimentari globali. La prospettiva di un super El Niño arriva in un momento in cui i prezzi di petrolio e gas naturale e dei fertilizzanti essenziali per l’agricoltura sono ai massimi a causa della guerra in Iran. A farne le spese sarebbero soprattutto materie prime particolarmente esposte come il riso, lo zucchero, gli oli e il cacao. I rischi per i prodotti alimentari legati ai tropici coinvolgono caffè, tè, cioccolata e banane.

Ogni impennata dei prezzi dell’energia alimenta i timori di un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, dato che la produzione di fertilizzanti è ad alta intensità energetica e il gas naturale viene utilizzato per produrre alcune sostanze chimiche. “Il 2026 potrebbe essere caratterizzato da un El Niño di intensità eccezionale: in tal caso, la siccità e la scarsità d’acqua potrebbero rivelarsi più importanti della carenza di azoto”, ha dichiarato Paul Donovan di Ubs.

 

Gli effetti del fenomeno El Niño in Europa

Secondo le ultime previsioni dei modelli, in Europa con un super El Niño dovrebbero verificarsi a partire da ottobre temperature al di sopra della media e scarse precipitazioni. Con un fenomeno forte ma non estremo, ad un autunno mite potrebbero sovrapporsi piogge improvvise. La situazione potrebbe essere completamente diversa nel resto del mondo, a partire da isole caraibiche e Asia orientale con un aumento del rischio di uragani e tifoni.

Una possibile siccità nell’India centrale e settentrionale porterebbe alla riduzione delle precipitazioni monsoniche, con ripercussioni sulla produzione agricola. La siccità potrebbe colpire anche alcune zone dell’Africa centrale, l’Australia, l’Indonesia, le Filippine, le isole del Pacifico meridionale, l’America centrale e il nord del Brasile, soprattutto verso la fine dell’anno. Per ragioni diverse, i paesi più esposti sarebbero proprio India, Australia, Brasile e Argentina.

Una pubblicazione del Jrc (Joint Research Centre) dell’Unione europea sull’Asap (Anomaly Hotspots of Agricultural Production) segnala già la preoccupazione per un aumento dei prezzi dell’energia e dei fertilizzanti. Sotto osservazione sono in particolare i fenomeni legati a El Niño che minacciano l’Etiopia nord-occidentale, il Sud Sudan e il Sudan “con condizioni di siccità, ponendo un rischio significativo per la principale stagione agricola”.

 

La previsione inversa: il super warming

Non tutti gli analisti concordano sul fatto che si materializzerà davvero un super El Niño. Un team di ricerca della Columbia University di New York afferma in uno studio che il punto chiave non è tanto una versione particolarmente forte dell’Enso, ma l’accelerazione del riscaldamento globale. I modelli concordano su un El Niño nel 2026 con picco nel 2027, tuttavia gli autori criticano l’enfasi mediatica che circonda il fenomeno.

“Ci vuole tempo per ricaricare la batteria di calore nel Pacifico orientale”, spiegano gli scienziati riferendosi al Niño moderatamente forte del 2023-2024. Il vero problema è “la straordinaria accelerazione del riscaldamento della superficie oceanica”, tuttora in corso. I suoi effetti principali saranno il riscaldamento più forte sulla Terra (circa doppio), piogge estreme più intense e lo spostamento dei climi subtropicali verso i poli. La sensibilità climatica, ovvero quanto si scalda il pianeta con più Co2, è probabilmente di 4-5 gradi e non di 3 come stimato a lungo.

Il gruppo di ricerca della Columbia, formato da James Hansen, Pushker Kharecha, Dylan Morgan e Jasen Vest, sostiene che il focus scientifico dovrebbe affrontare non quanto sarà forte El Niño, ma spostarsi su quanto rapidamente sta accelerando il riscaldamento globale. L’allarme dei ricercatori è chiaro: “il vero segnale preoccupante è che il sistema climatico globale si sta scaldando molto più velocemente del previsto, e questo amplifica tutto il resto”.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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