Nei primi sette mesi del 2025, l’offerta lorda di titoli di Stato nell’area euro ha raggiunto complessivamente 936 miliardi di euro, segnando un incremento di circa 30 miliardi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo ha rilevato l’analisi condotta da Chiara Manenti, strategist reddito fisso di Intesa Sanpaolo.
Il panorama dei mercati sovrani europei mostra, tuttavia, approcci e intensità differenti tra i principali emittenti – Italia, Germania, Francia e Spagna – le cui emissioni riflettono strategie di gestione del debito, fabbisogni di finanziamento e scenari fiscali divergenti.
Le emissioni di titoli di Stato italiani tra fabbisogno e Pnrr
La strategia italiana punta a un equilibrio tra fabbisogno immediato e sostenibilità futura, con un’attenzione particolare alla diversificazione degli strumenti e delle scadenze. L’approccio, secondo l’analista di Intesa Sanpaolo, è più prudente ed equilibrato rispetto agli altri Paesi presi in considerazione.
Nei primi sette mesi del 2025 l’Italia ha collocato circa 247 miliardi di euro lordi in titoli di Stato, tra Bot e Btp. Le emissioni nette sono state tuttavia contenute in 93 miliardi, dato che il fabbisogno di finanziamento si è mantenuto in linea con le stime annuali e circa 130 miliardi.
Tra agosto e dicembre, il Tesoro prevede ulteriori 100 miliardi lordi e 16 miliardi netti di emissione e sul mercato retail potrebbero arrivare Cct e un nuovo Btp Valore. Il contenimento delle emissioni nette è anche da legare al sostegno del Pnrr. Da qui a fine anno dovrebbero arrivare due tranche da 23 miliardi di euro.
Per il 2026 le previsioni del Def stimano un fabbisogno di 124 miliardi di euro (130 nel 2025) con 284 miliardi di euro di titoli di Stato in scadenza a cui si aggiungeranno i Bot per un totale tra 380 e 390 miliardi di euro. Nel 2025 il totale dovrebbe essere invece pari a 348 miliardi. “Tuttavia – nota Manenti – l’arrivo della tranche finale degli EU RRF Loans per 25 miliardi potrebbe ridurre le emissioni nette sotto i 100 miliardi”.
Come sono messe Germania, Francia e Spagna
In Germania l’offerta di titoli di Stato sarà fortemente influenzata dalla politica fiscale espansiva approvata dal governo Merz. Già nei primi sette mesi del 2025 le emissioni lorde hanno raggiunto 186 miliardi di euro, corrispondenti a 97 miliardi netti. Da agosto a dicembre il dato lordo dovrebbe abbassarsi a 107 miliardi lordi, con emissioni nette per 4 miliardi. L’introduzione di fondi speciali “Doppelwumms” da 200 miliardi per l’aumento dei prezzi energetici e il fondo Bundeswehr da 100 miliardi, aumentano le necessità di finanziamento, insieme al nuovo fondo infrastrutturale e al Climate and Transformation Fund (Ktf), che prevedono prestiti fino a 500 miliardi. Ciò avrà effetti, precisa la strategist di Banca Intesa, sui rendimenti dei Bund e sulla curva dei tassi in eurozona.
A confronto della Germania l’Italia appare in questo momento più conservativa, in un ribaltamento dei tradizionali ruoli formica-cicala, e ciò determina anche la riduzione dello spread tra le due nazioni.
La Francia ha collocato nei primi sette mesi del 2025 emissioni lorde per 232 miliardi, di cui circa il 60% su scadenze tra 5 e 10 anni, equivalenti a 121 miliardi netti. Per il periodo agosto-dicembre, l’emissione lorda dovrebbe mantenersi a 121 miliardi, con emissione netta in calo a 48 miliardi. Il governo francese vuole ridurre il deficit pubblico al 4,6%, livello comunque elevato, dal 5,4% mentre gli obiettivi di Maastricht verranno raggiunti, secondo le previsioni, solo nel 2029 (2,8%).
“Questa strategia di consolidamento – spiega il report – implica un fabbisogno di emissioni lorde relativamente stabile, vicino ai 350 miliardi, e consente di confrontare i titoli di Stato Italia con le Oat francesi, più orientate a scadenze medio-lunghe e a un profilo di rischio ridotto grazie a politiche fiscali coerenti”.
In Spagna, l’emissione lorda di Letras nei primi sette mesi è stata di 131 miliardi, destinata a scendere a 47 miliardi nella seconda metà dell’anno, con l’emissione netta complessiva che potrebbe diventare marginalmente negativa. Anche il governo spagnolo punta a ridurre il deficit. In questo caso però, già nel 2026 si potrebbe raggiungere il 2,5%. Anche in questo caso il confronto con l’Italia mette in evidenza un mix diverso di strumenti: BOT a breve termine e BTP a lungo termine per l’Italia, Letras e Bonos a medio-lungo termine per la Spagna.









