Il finale d’anno è all’insegna delle Banche centrali. Dopo la BCE e la BNS, riunitesi la settimana scorsa, toccherà a Federal Reserve (Fed), Bank of Japan (BoJ) e Bank of England (BoE) tracciare la rotta per i tassi di interesse nel 2025. Gli investitori sui mercati finanziari sono pronti a percepire ogni sfumatura nelle parole dei rispettivi governatori durante le conferenze stampa che seguiranno alle decisioni. In questo articolo:
- Fed in pausa a gennaio
- BoJ: il problema è lo yen
- BoE: la più restrittiva tra le Banche centrali
Fed in pausa a gennaio
Tra le riunioni delle Banche centrali, quello con la Federal Reserve è il più atteso. L’istituto monetario degli Stati Uniti concluderà la sua riunione stasera alle 20:00 tagliando dello 0,25% i tassi sui Fed funds e portandoli nell’intervallo 4,25%-4,5%. La riduzione è praticamente certa (95%), così come esiste un consensus elevato (81% secondo il FedWatch tool del CME) per una pausa nel meeting del 29 gennaio 2025. I mercati finanziari hanno scontato, nelle passate settimane, le attese di una Fed più prudente nella manovra della politica monetaria il prossimo anno.
La causa è da ricercare nei dati economici più recenti che, secondo Blerina Uruci, capoeconomista US di T. Rowe Price, spingeranno la Fed a una revisione al rialzo delle attese su inflazione e crescita per il quarto trimestre 2024 e il primo trimestre 2025. “Sulla base di queste revisioni – spiega – anche l’andamento dei tassi di interesse e il tasso neutrale a lungo termine saranno rivisti al rialzo”. Come conseguenza “per il 2025 saranno appropriati tre tagli e il dot plot dei membri del Comitato di politica monetaria potrebbe essere rivisto al rialzo al 3% dal precedente 2,9%”.
Per François Rimeu, senior strategist di Crédit Mutuel AM, le previsioni di crescita 2025 verranno aumentate al 2,1% da 2%, quelle di inflazione al 2,2% dal 2,1%, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe mantenersi stabile intorno al 4,2%-4,3%. Come conseguenza Rimeu si aspetta solo 3 tagli nel 2025, seguiti da altri 2 nel 2026 e nessuno nel 2027.
“Ci aspettiamo che il messaggio principale della riunione di dicembre sia che la Fed prevede di rallentare il ritmo dei tagli in futuro” aggiungono gli analisti di Goldman Sachs. La banca d’affari statunitense stima tagli dei tassi di interesse nel 2025 nelle riunioni di marzo, giugno e settembre, con un tasso terminale leggermente più alto, al 3,5%-3,75%, rispetto alle precedenti stime (3,25%-3,50%).
Tra le ragioni addotte per giustificare la revisione delle attese ci sono la disoccupazione, inferiore alle previsioni, e l’inflazione che invece si è attestata a quote superiori a quelle previste dalla Fed. A ciò gli esperti di Goldman Sachs aggiungono altre due ragioni: la Fed potrebbe voler cautelarsi contro le possibili conseguenze delle politiche pro-crescita dell’amministrazione Trump e rivedere il tasso di neutralità.

BoJ: il problema è lo yen
La decisione della BoJ verrà resa nota nelle prime ore di giovedì 19 dicembre. Il consensus attende una conferma dei tassi di interesse allo 0,25%. La Bank of Japan si trova stretta tra due fronti difficili. Da un lato deve stare attenta ad aumentare il costo del denaro in un’economia che è appena uscita dalla deflazione. Il tasso di interesse sul decennale giapponese si trova al di sopra dell’1%, un livello troppo elevato secondo il governatore Ueda e i suoi colleghi. Dall’altro la BoJ non vuole indebolire ulteriormente lo yen.
“La BoJ ha come priorità il mercato obbligazionario e valutario, mercati che incidono direttamente sul valore della liquidità, poi in caso si interviene sui tassi di interesse” commenta David Pascucci, analista di mercato di XTB.
BoE: la più restrittiva tra le grandi Banche centrali
La Bank of England è stata la prima tra le grandi Banche centrali a rialzare i tassi di interesse per combattere l’inflazione e adesso è in ritardo nel loro taglio. Nella riunione che si concluderà giovedì alle 13:00 è attesa una conferma al 4,75% con un approccio del Comitato di politica monetaria (MPC) che dovrebbe mantenersi graduale.
Spiegano gli analisti di Goldman Sachs: “Molte recenti comunicazioni dell’MPC hanno riflesso le ultime indicazioni formali, suggerendo che un approccio graduale alla politica monetaria rimanga appropriato. Dato che i dati successivi alla riunione di novembre sono stati contrastanti – con numeri sull’attività economica più deboli, ma una crescita salariale e dati sull’inflazione più solidi – ci aspettiamo che il Comitato voti 8-1 per mantenere il Bank Rate al 4,75%”.
I tagli ai tassi di interesse potrebbero però arrivare nel 2025. Per gli esperti di Goldman Sachs saranno “trimestrali”, in quando il Comitato di politica monetaria dovrà tenere conto dell’inflazione più resistente nel breve termine e dell’impatto dell’aumento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro. Tuttavia, sebbene più lenta, la riduzione dei tassi di interesse operata dalla Bank of England dovrebbe durare più a lungo fino a raggiungere il 3,25% nel secondo trimestre del 2026.









