Wall Street ingessata nella settimana della FED e dell'avvio di nuovi dazi
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WALL STREET INGESSATA NELLA SETTIMANA DI FED E DAZI

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Wall Street tentenna, ma difende il trend rialzista nella settimana della Fed. Iniziato il countdown per scongiurare nuovi dazi Usa su merci cinesi

Si apre all’insegna della cautela la settimana finanziaria negli Stati Uniti, con tutti gli occhi di Wall Street puntati sulla riunione della Federal Reserve di mercoledì e la successiva conferenza stampa del governatore Jerome Powell. Non ci si aspettano novità di politica monetaria dalla Federal Reserve e gli ottimi dati sul mercato del lavoro statunitense hanno rafforzato l’idea che il board manterrà un atteggiamento attendista. Ultimo tassello che completerà il puzzle a disposizione della Fed sarà quello dell’inflazione, il cui dato sarà rilasciato mercoledì alle 14.30, previsto in aumento al 2 per cento. 

I tre indici principali si mostrano titubanti in apertura, ma mantengono i livelli di venerdì scorso: S&P500 3.144 (-0,06 per cento), Dow Jones 27.988 (-0,09 per cento), soltanto il Nasdaq a 8.669 (+0,15 per cento) supera la resistenza precedente. La forza viene preservata, ma per un ulteriore slancio si aspettano le risoluzioni delle incognite geopolitiche ancora aperte.

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La prospettiva di un miglioramento delle condizioni economiche e della dinamica salariale hanno innescato le pressioni in vendita sul comparto obbligazionario governativo. Il decennale Usa è tornato sopra l’1,80 per cento mentre il titolo a due anni sopra 1,61 per cento. 

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Poco mosso, invece, il cambio eur/usd che si mantiene a 1,1074, in rialzo dello 0,13 per cento. La volatilità sul cambio è aumentata venerdì scorso, con i Non farm payrolls, ma poi il dollaro è tornato in trading range.

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Il vero ago della bilancia della settimana sarà rappresentato dalla guerra commerciale: è iniziato il countdown per l’entrata in vigore di nuovi dazi Usa alla Cina, domenica 15 dicembre, pari ad un ulteriore 15 per cento su altri 150-160 miliardi di merci provenienti da Pechino. L’avversario asiatico potrebbe rispondere applicando un’aliquota del 7,5 per cento su un totale di merci importate dagli Usa per 50 miliardi. Così facendo gli Usa completerebbero il monte delle merci importate dalla Cina su cui applicare tariffe, perciò poi la partita si sposterebbe sulle aliquote. Intanto, ieri, il presidente Donald Trump ha tuonato contro la Banca mondiale, accusandola di favorire Pechino con l’approvazione di un piano di prestiti alla Cina. “Perché la Banca mondiale sta prestando soldi alla Cina? – ha twittato Trump – È possibile? La Cina è piena di soldi e se non li hanno li creano. Stop!”. Contrariamente a quanto dichiara Trump, l’effetto dazi comincia a farsi sentire pesantemente sull’economia del Dragone, con le esportazioni che a novembre sono scese dell’1,1 per cento e quelle verso gli USA sono crollate del 23 per cento. 

Non è ancora tutto perduto: un funzionario del Ministero del Commercio cinese ha dichiarato che il paese spera che i colloqui possano produrre “risultati soddisfacenti”, lasciando le porte aperte alla possibile risoluzione della fase 1. Se gli indici, però, continuano a scommettere sull’esito positivo della trade war, le valute mostrano scetticismo. Il cambio dollaro/yuan è salito fino a 7,04 recuperando lo 0,20 per cento. 

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