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Auto: dall’Italia 1 miliardo di incentivi nel 2024 ma Stellantis minaccia i lavoratori

Auto: dall'Italia 1 miliardo di incentivi nel 2024 ma Stellantis minaccia i lavoratori

Il governo italiano metterà a disposizione del settore automotive un nuovo piano di incentivi quest’anno di quasi 1 miliardo di euro. Ad annunciare il programma è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso nel corso del Tavolo Automotive al ministero. Secondo quanto ha riferito l’esponente dell’esecutivo, l’obiettivo è quello di incentivare la rottamazione delle auto molto inquinanti classificate come Euro 0, 1, 2 e 3, che ancora rappresentano un quarto dei veicoli in circolazione.

In tale contesto, sono previste agevolazioni alle famiglie con ISEE inferiore a 30 mila euro, garantendo contributi più elevati. In sostanza, con la rottamazione di un’auto Euro 0, 1 o 2 si potrà accedere al massimo valore previsto dagli incentivi per ogni fascia di emissioni:

 

  • 13.750 euro per le auto elettriche che rientrano nella fascia 0-20 g/km di CO2;
  • 10 mila euro per le ibride plug-in di fascia 21-60 g/km;
  • 3 mila euro per le vetture di fascia 61-135 g/km.

Auto: tutte le critiche a Stellantis

L’esborso di 1 miliardo di euro fa parte di un piano più ampio di oltre 8 miliardi di euro annunciato dallo Stato nel 2022 al fine di garantire un sostegno all’industria automobilistica nazionale. A quest’ultimo riguardo, Urso ha lanciato una frecciata a Stellantis, ricordando che negli ultimi anni la produzione in Italia si è ridotta nonostante gli incentivi dello Stato, finiti a beneficio delle auto prodotte all’estero. “Per la tenuta della filiera nazionale è necessario che ne vengano prodotte in Italia almeno un milione. Puntiamo a realizzare in Italia produzioni tecnologicamente avanzate e sostenibili: tra legge di bilancio e revisione del PNRR possiamo contare su una dotazione di 3,5 miliardi per i contratti di sviluppo”, ha detto Urso.

Le sue dichiarazioni ricalcano quanto fatto trapelare dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni nei giorni scorsi, allorché si è schierato a muso duro contro Stellantis per aver trasferito la produzione all’estero e messo in cassa integrazione i lavoratori negli stabilimenti in Italia, mentre nel frattempo tutta l’industria automobilistica lotta per l’elettrificazione. Da quando il gruppo guidato da Carlos Tavares è diventato a maggiore trazione francese, la produzione in Italia è passata da oltre 1 milione di auto all’anno ad appena 40 mila, accusa il governo.

Una posizione, questa, appoggiata recentemente dall’ex-presidente di Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, che si è detto preoccupato di ciò che ha definito come una sorta di “deindustrializzazione del Paese”. Il manager ha affermato che tutte le decisioni vengono ormai prese a Parigi, arrivando all’assurdo che una macchina come la Fiat 600 sia prodotta in Polonia. Tra l’altro, Stellantis nei giorni scorsi ha invitato i fornitori italiani a spostare le loro produzioni e gli investimenti in Marocco, così da ridurre i costi. Un vero smacco per un Paese, l’Italia, che nei decenni ha sempre sostenuto a più riprese nei momenti di difficoltà e crisi l’ormai ex casa automobilistica piemontese. Senza contare lo spostamento, ante fusione con Peugeot, della sede legale e fiscale in Olanda.

 

Le minacce di Tavares all’Italia

E come se non bastasse, oggi è arrivata un’altra minaccia al Paese da parte dell’amministratore delegato di Stellantis, Tavares. Il manager ha sottolineato come “se non si danno sussidi per l’acquisto di veicoli elettrici, si mettono a rischio gli stabilimenti italiani”. In uno scontro diventato quasi personale, Tavares mette sotto accusa le politiche del governo e sventolando la forbice dei tagli cita gli stabilimenti di Mirafiori e di Pomigliano, ossia quelli in cui i posti di lavoro sono più a rischio.

Se le persone dovessero perdere l’occupazione, la colpa sarebbe del governo che non ha dato abbastanza sussidi per le auto elettriche “cercando un capro espiatorio nel dominio della Francia”, sostiene il CEO. “Stellantis non è nelle mani del governo francese”, ha aggiunto rispondendo alle allusioni di Meloni che la fusione avvenuta nel 2021 tra Fiat Chrysler e il gruppo PSA che ha dato vita a Stellantis non sia stata altro che una svendita di FCA ai francesi. Dimenticando però la composizione del CdA, la struttura produttiva del gruppo, gli investimenti in programma e, ultimo ma non certo per importanza, la netta chiusura a un eventuale ingresso del governo italiano nel capitale della società dichiarata qualche anno fa da John Elkann. Come diceva il Presidente della casa automobilistica “l’azienda non ne aveva bisogno”, era solida. Chissà se mai dovesse essere meno solida se la mano pubblica invece servirà, o se questa volta la casa sabauda userà le proprie forze per andare avanti.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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