Dollaro USA: ecco perché il 2023 non sarà un anno brillante
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Dollaro USA: ecco perché il 2023 non sarà un anno brillante

Dollaro USA: ecco perché il 2023 non sarà un anno brillante

Il dato sull’inflazione USA  pubblicato ieri è stato tirato per la giacchetta da una parte all’altra. Da un lato c’è chi lo ha considerato un segno che i prezzi al consumo stanno proseguendo nel cammino di moderazione, dall’altro chi vi ha letto nuovi rialzi dei tassi sui Fed Funds e, soprattutto, nessuna riduzione nel corso del 2023. Un’interpretazione così contrastata si è riflessa sul dollaro, che ha oscillato indeciso.

Jon Meier, direttore degli investimenti di Global X nota che “l’inflazione ha mostrato la variazione più contenuta da quando abbiamo iniziato a vedere i numeri di inflazione migliorare”, ma soprattutto sottolinea che “il Bureau of Labor Statistics ha pubblicato la sua revisione annuale dei prezzi al consumo ridistribuendo l’inflazione nel corso dell’anno. Queste revisioni rendono difficile fare ipotesi sul futuro, poiché cambiano di colpo la narrazione. In ogni caso, è chiaro che un’inflazione più persistente dovrebbe indurre la Fed a un atteggiamento da falco”.

Su questa basi fare previsioni sul futuro andamento del cambio euro/dollaro è molto complicato. Tra gli asset manager, tuttavia, prevalgono posizioni favorevoli a una rivalutazione della valuta unica europea nei confronti del biglietto verde. La pensano così Matteo Ramenghi, direttore degli investimenti di UBS WM Italia e Gene Frieda, global strategist di Pimco.

 

Ecco perché il dollaro non è più quello di prima

Lo scorso anno il dollaro ha regnato sovrano. Basti pensare che l’EurUsd è finito sotto la linea di parità a settembre per recuperarla solo a novembre. Poi è iniziata la rimonta dell’euro, fino ai massimi relativi dello scorso 2 febbraio a 1,1027. Quali sono le ragioni di questa inversione di tendenza sfavorevole al biglietto verde?

Per Matteo Ramenghi e Gene Frieda sono le stesse forze che hanno prima spinto il dollaro e che ora sono venute meno o si sono attenuate. In primo luogo le previsioni di rialzo dei tassi della Fed e della Bce. Secondo il direttore investimenti di UBS WM Italia le due Banche centrali sono sfasate e mentre la seconda continuerà ad alzare i tassi di interesse, la prima è destinata a fermarsi prima. Inoltre, i fondamentali degli Stati Uniti non sono molto promettenti. Ramenghi sottolinea il peso dei deficit gemelli negli Usa, ossia l’elevato disavanzo del bilancio pubblico e della bilancia commerciale,  e spiega: “Questi dati implicano che gli Stati Uniti si fanno finanziare dall’estero, un elemento tipicamente negativo per le valute, e tali squilibri si sono accentuati dall’inizio della pandemia”.

Insieme al sostegno della politica monetaria della Fed, il dollaro potrebbe perdere nel 2023 altri due pilastri. Li elenca lo strategist di Pimco: la riduzione dell’incertezza e l’aumento della propensione al rischio degli investitori con il calo dell’inflazione e la fine della politica zero-Covid in Cina, nella misura in cui porterà a una solida ripresa del gigante asiatico. “Nei prossimi mesi – spiega Frieda – riteniamo che il vantaggio in termini di rendimento del dollaro rispetto alle altre economie sviluppate si ridurrà con l’avvicinarsi della pausa del ciclo di rialzo della Fed”.

“Infine – aggiunge Ramenghi – con tutta probabilità il mercato valutario diventerà sempre più multicentrico man mano che aumenta la credibilità di altre valute, come il renmimbi o l’euro”. Alla fine dello scorso anno il peso del dollaro nelle riserve di valuta estera a livello globale era di poco inferiore al 60%, ma si confronta con oltre il 70% vent’anni prima. Nello stesso periodo è aumentata leggermente la quota dell’euro, circa il 20%, mentre è più che raddoppiata la quota del renmimbi e delle altre valute a oltre il 15%.

 

Le prospettive per il cambio EurUsd

In conseguenza di un bilanciamento più equilibrato delle condizioni di forza tra euro e dollaro, dove potrebbe arrivare il cambio EurUsd? Matteo Ramenghi non si aspetta particolari variazioni ma indica una possibile destinazione nell’area 1,10 mentre discese a 1,05 renderebbero convenienti gli acquisti di valuta unica europea. Secondo Gene Frieda “i premi al rischio diminuiranno con il ridursi dell’inflazione e della volatilità della politica  monetaria. Nuovi shock rappresentano chiaramente un rischio ma il premio al rischio del dollaro rimane considerevole. Con il ridursi degli shock e con l’accumularsi di segnali a sostegno di un miglioramento e diminuzione dell’impennata dell’inflazione dello scorso anno. Prevediamo che il dollaro continuerà a perdere il suo appeal come valuta rifugio di ultima istanza”.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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