Come funzionerà il fondo equity europeo per la ricostruzione dell’Ucraina

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Francia, Germania, Italia e Polonia stanno collaborando con la Banca europea per gli investimenti e la Commissione europea allo European Flagship Fund for the Reconstruction, il fondo equity europeo per la ricostruzione dell’Ucraina. Il programma è stato presentato ufficialmente alla Ukraine Recovery Conference ospitata alla Nuvola di Roma. Lo strumento promette impegni concreti per garantire infrastrutture fondamentali (le reti energetiche, idriche e sociali, di trasporto e di comunicazione) e sostenere il percorso di adesione dell’Ucraina all’Ue.

Il presidente Volodymyr Zelensky ha affermato nel suo intervento a Roma che il Paese ha bisogno di “un approccio in stile piano Marshall” e la creazione dello European Flagship Fund for the Reconstruction risponde a questa richiesta, liberando capitale privato, creando posti di lavoro e sviluppando nuovi impianti di produzione. Il cronoprogramma post-lancio prevede la costituzione del fondo in occasione della Ukraine Recovery Conference e gli investimenti iniziali entro la fine del 2026.

In questo articolo:

 

  • Cosa prevede il fondo equity europeo per la ricostruzione dell’Ucraina
  • Gli aiuti insieme allo European Flagship Fund for the Reconstruction

 

Cosa prevede il fondo equity europeo per la ricostruzione dell’Ucraina

Lo European Flagship Fund for the Reconstruction è costruito da Francia, Germania, Italia, Polonia e Commissione europea attraverso la Banca europea per gli investimenti. Il suo meccanismo di funzionamento è stato illustrato a Roma da Ursula von der Leyen. La presidente della Commissione l’ha definito “il più grande fondo azionario a livello mondiale a sostegno della ricostruzione”, sottolineando che farà leva sul denaro pubblico per attrarre investimenti su larga scala dal settore privato.

Il fondo equity europeo si concentrerà su sei settori: energia, in particolare le rinnovabili; infrastrutture e trasporti; trasformazione digitale; modernizzazione industriale; industrie a duplice uso; materie prime essenziali. L’obiettivo è “massimizzare le sinergie con gli operatori di mercato esistenti per contribuire a crescita, ripresa e ricostruzione del Paese”. Con un capitale pubblico iniziale di 220 milioni di euro, il fondo punta a mobilitare 500 milioni entro il 2026, con ulteriori raccolte previste al migliorare delle condizioni di sicurezza dell’ex repubblica sovietica.

Gli investimenti saranno soprattutto nel settore del private equity, strategici e orientati all’impatto. L’asset manager top-tier del fondo verrà selezionato attraverso una consultazione di mercato nel periodo tra luglio e ottobre 2025. Tra le banche di sviluppo coinvolte con la Bei ci sono Cassa Depositi e Prestiti, la tedesca KfW (Kreditanstalt für Wiederaufbau), la francese Proparco di Afd (Agence Française de Développement) e la polacca Bgk (Bank Gospodarstwa Krajowego). Il fondo opererà in sinergia con il programma High-Impact Equity di Ifc (International Finance Corporation) e con l’Edfi Mc (European Development Finance Institutions Management Company) e garantirà l’addizionalità rispetto ai private equity e ai venture capitalist locali.

Possono investire tutti gli Stati membri dell’Ue, i partner internazionali, i fondi ucraini, gli investitori istituzionali e quelli privati. I modelli di investimento previsti sono diversi: gli investimenti in equity diretto e in quasi-equity nei settori chiave individuati; dei fondi di fondi per amplificare la mobilitazione di capitale privato; una combinazione delle due soluzioni. “Lo European Flagship Fund for the Reconstruction – fa sapere la Commissione – è più di uno strumento finanziario: è un segnale di solidarietà, resilienza e leadership europea”.

 

Gli aiuti insieme allo European Flagship Fund for the Reconstruction

Lo European Flagship Fund for the Reconstruction è stato lanciato con un nuovo pacchetto di aiuti da 2,3 miliardi di euro per la ripresa dell’Ucraina e il suo futuro all’interno dell’Unione europea. Si prevede che i 200 accordi previsti con istituzioni finanziarie pubbliche internazionali e bilaterali mobiliteranno 15 miliardi di euro di investimenti fino al 2028. “La nostra solidarietà – ha detto von der Leyen – continua su tutti i fronti: militarmente, finanziariamente e politicamente”. “Oggi l’Unione europea riafferma il suo ruolo di partner più forte dell’Ucraina – ha aggiunto –. Non solo come suo principale donatore, ma anche come investitore chiave per il suo futuro”.

Insieme all’Ukraine Investment Framework e al fondo equity, la Commissione europea ha ribadito il supporto militare all’Ucraina con la mobilitazione di fondi tramite il piano Readiness 2030 del Safe (Security Action for Europe), lo strumento d’azione per la sicurezza comune. “L’industria della difesa ucraina opera solo al 60% della capacità – ha dichiarato von der Leyen –. Ora i nostri Stati membri possono ottenere i loro prestiti Safe e acquistare direttamente dall’industria della difesa ucraina. È una qualità di prim’ordine, rapida ed economica. Per l’Ucraina, si tratta di entrate cruciali, ma anche di un’opportunità per rafforzare la base industriale della difesa”.

Da parte dell’Italia, infine, sono in arrivo un accordo di cooperazione tra le industrie della difesa, due convenzioni con la città e la regione di Odessa (una per il restauro e la conservazione degli edifici del patrimonio culturale e una per il miglioramento dei sistemi e delle pratiche di irrigazione) e il G2G nel settore della difesa e della sicurezza per 50 milioni di euro. In aggiunta, saranno finanziati con 100 milioni il programma Era (Economic Resilience Action) di Ifc, per 10 milioni un progetto della Bers (la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo) nell’agroalimentare e con 1,5 milioni l’iniziativa First sempre di Bers per la creazione di un fondo di cooperazione per la preparazione di progetti con risorse a valere su un fondo bilaterale detenuto dall’Italia presso la banca. Il fondo Simest, infine, attiverà un plafond di 300 milioni per il credito alle esportazioni.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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