Con il primo semestre 2025 che è giunto al termine, un verdetto può essere enunciato senza possibilità di smentita: gli investimenti negli asset targati Europa hanno reso nettamente di più rispetto a quelli negli Usa. Ciò si è manifestato non solo sul mercato azionario, ma anche con riferimento a bond e valute. In questo articolo:
- Investimenti: perché l’Europa è preferita agli Usa
- Azioni: boom di investimenti in Europa
- Titoli di Stato: meglio gli investimenti in Bond che in Treasury
- EUR/USD verso 1,20
Investimenti: perché l’Europa è preferita agli Usa
Gli investitori hanno spostato denaro dagli Stati Uniti all’Europa lungo tutto il semestre, principalmente perché preoccupati della politica commerciale e fiscale del presidente americano Donald Trump. La guerra commerciale innescata dai dazi e i tagli fiscali con la nuova legge passata alla Camera Usa (e ora in discussione al Senato), hanno spaventato il mercato, timoroso che tutto ciò possa riverberarsi sull’economia americana portandola in recessione. Al contrario, il Vecchio continente ha ricevuto dai mercati un’ondata di fiducia dopo che la Germania ha presentato un colossale piano di spesa su difesa e infrastrutture, creando le premesse per un rilancio dell’economia europea dopo di anni di stagnazione.
Nel contempo, la Banca centrale europea ha tagliato ben 8 volte i tassi di interesse tra il 2024 e il 2025, mentre la Federal Reserve si è mossa con molta più cautela a causa dei timori sul ritorno dell’inflazione. Ciò ha rappresentato un’iniezione di fiducia verso gli asset del blocco dei 27 Paesi membri dell’Unione europea, mentre in genere i mercati non apprezzano molto costi di finanziamento alti quando devono decidere sugli investimenti.
“Stiamo assistendo a una domanda estremamente forte di asset europei, in particolare dagli Stati Uniti”, ha detto Erik Koenig, che gestisce il desk di vendita azionaria Emea presso Bank of America a Londra. “Mentre in passato l’Europa ha affrontato sfide che potrebbero aver frenato i suoi mercati, ora c’è una crescente fiducia nel suo potenziale a lungo termine”. Quindi, “è un momento entusiasmante per essere nei mercati europei”, ha aggiunto.
Azioni: boom di investimenti in Europa
Dall’inizio dell’anno, l’indice Stoxx 600 è salito del 7,09%, a fronte di una crescita dell’S&P 500 del 4,96% che però, occorre ricordarlo, ha chiuso la seduta di ieri al record storico. La sovraperformance è stata la più alta mai registrata durante un primo semestre per l’indicatore europeo. Ciò nonostante, le valutazioni in Europa rimangono depresse rispetto a quelle americane, in quanto scontano anni di instabilità politica e normative austere che hanno scoraggiato gli investimenti. Essendo negoziate con uno sconto di circa il 35% in confronto alle loro omologhe a stelle strisce, le azioni europee quindi sono interessanti, tenendo conto che i dividendi sono elevati e i riacquisti sono diventati competitivi. “Anche se la crescita degli utili in Europa potrebbe non essere così forte come negli Stati Uniti, il divario di valutazione rimane molto ampio”, ha detto Peter Oppenheimer, chief global equity strategist di Goldman Sachs. “I dividendi e i riacquisti aumenteranno, rendendo la regione attraente in termini di rendimenti totali”.
Secondo l’indagine sui gestori di fondi di Bank of America pubblicata questo mese, il 34% degli investitori è attualmente sovrappesato sulle azioni dell’area euro, rispetto al 36% netto di sottopeso sulle concorrenti statunitensi. “L’eccezionalismo americano sta toccando i suoi limiti”, hanno scritto Emilie Tetard e Florent Pochon, strategist cross-asset di Natixis, aggiungendo che negli ultimi anni sia gli investitori esteri che quelli nazionali si sono riversati nelle azioni statunitensi.
Titoli di Stato: meglio gli investimenti in Bond che in Treasury
La divergenza di politica monetaria delle Banche centrali (più accomodante quella della Bce rispetto alla Fed) e le preoccupazioni sul deficit statunitense hanno fatto preferire gli investimenti nei Bond europei rispetto ai titoli di Stato americani. Ci sono timori che l’espansione dei piani di spesa della Germania possa mettere sotto pressione il bilancio statale, ma la locomotiva europea ha comunque un rapporto debito/Pil lontano dalle soglie di pericolo. “Non ci sentiamo più a nostro agio con i Treasury. Stiamo andando sul mercato dei Bund”, ha detto Greg Hirt, direttore degli investimenti per le strategie multi-asset di AllianzGI. “Ci saranno più emissioni di Bund a causa della politica fiscale tedesca, ma questo è un bene rende il mercato più liquido”.
EUR/USD verso 1,20
L’euro ha guadagnato oltre 13 punti percentuali sul dollaro Usa nel primo semestre 2025, con l’EUR/USD che ha superato quota 1,17. Il rally riflette la fiducia degli investitori sulla crescita europea, mentre il mercato si è allontanato dal dollaro per le preoccupazioni sull’economia americana e ultimamente in quanto l’allentamento delle tensioni a livello geopolitico e commerciale hanno fatto venire meno la funzione del biglietto verde come bene rifugio. Molti osservatori finanziari ora vedono la strada spianata verso 1,20, soglia che la coppia di valute non tocca da quattro anni. Mark Nash, investment manager di Jupiter Asset Management è ancora più ottimista sulla valuta unica: “Non mi sorprenderebbe se raggiungessimo 1,30 entro circa sei-otto mesi fino ad arrivare a 1,40 l’anno prossimo”. Ciò significherebbe un salto del prezzo di circa il 20% rispetto ai livelli attuali.









