Verso il 2020: l'economia sta davvero migliorando?
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VERSO IL 2020: L’ECONOMIA STA DAVVERO MIGLIORANDO?

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Quadro generale più disteso ma rimangono molte incognite, sia da parte delle politiche monetarie sia per il contesto economico globale. Ecco l’analisi di fine anno di Moneyfarm

Ci si avvia verso la fine del 2019, un anno molto buono per i mercati azionari, con un sentiment prevalentemente positivo. Tutti gli elementi d’incertezza che hanno dominato le cronache di questo anno sono proiettati verso una conclusione se non totalmente positiva, almeno meno incerta. Per la guerra commerciale, uno dei leit motiv per i mercati, c’è la speranza che si arrivi, il prossimo gennaio, alla firma definitiva della fase 1 dell’accordo tra Usa e Cina. Sul fronte Brexit, il voto elettorale ha dato al premier Boris Johnson e ai Conservatori ampio margine di operatività e, nonostante le incognite siano ancora tante, i mercati scontano maggiore certezza nel processo di uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Certo rimane l’impeachment del presidente Usa, Donald Trump, e le elezioni americane (vero market mover del 2020), ma a questo si dedicheranno analisi a parte.

 

Come ci presentiamo alla fine del 2019?

Se Wall Street mantenesse i record raggiunti la scorsa settimana (S&P 500 3.225 – Dow Jones 28.608 – Nasdaq 8.931), sarebbe l’anno migliore degli ultimi sei e potrebbe addirittura essere quello più redditizio degli ultimi 22 anni.

 

L’economia globale sta veramente migliorando?

Secondo il report dell’Osservatorio mercati globali, a cura di Roberto Rossignoli, Portfolio manager di Moneyfarm, una società internazionale di gestione del risparmio con approccio digitale, specializzata in investimenti di medio-lungo termine, i segnali di una ripresa ci sono ma non si può dire che il pericolo sia scampato.

Negli ultimi mesi abbiamo letto di un miglioramento dello “stato dell’economia globale – si legge nel report – che si è tramutata in performance mediamente positive, anche se l’obbligazionario ha rallentato di molto la sua corsa dopo il rally del primo semestre. L’economia americana continua a dare segnali contrastanti – sottolinea l’esperto di Moneyfarm -. A inizio mese abbiamo visto uno dei dati principali, l’ISM manifatturiero USA, segnare di nuovo valori al di sotto delle attese (come già visto negli ultimi mesi), denotando comunque un certo livello di incertezza circa lo stato di salute dell’economia a Stelle e Strisce. Secondo i principali Indicatori leading, rilasciati dall’OCSE, seppur il trend negativo sembra essersi fermato, la maggior parte dei Paesi continua ad avere un risultato di crescita al di sotto del trend di lungo termine (LT Trend), un indicatore che serve da punto di riferimento per valutare la performance relativa di un Paese”.

Come hanno reagito i mercati? “Una migliore percezione dell’appetito per il rischio nei i mercati è fotografata ad esempio dai flussi sul mercato degli ETF. Se guardiamo al grafico, mentre i flussi sui settori difensivi (Servizi di Pubblica Utilità, Beni di Consumo di prima necessità) sono rimasti stabili, quelli sui settori ciclici (Industriali, Bancari, Tecnologici, ovvero quelli la cui performance è maggiormente correlata all’andamento dell’economia) hanno continuato a crescere”.

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Cosa ha determinato un cambiamento di sentiment nella seconda metà dell’anno?

Dopo un inizio anno all’insegno dell’incertezza, in autunno la percezione è cambiata, soprattutto per quattro fattori principali:

  1. “Le banche centrali hanno reagito all’incertezza sul quadro economico invertendo la direzione della politica monetaria – scrive nel report Rossignoli -. La reattività dei banchieri, che sono intervenuti a sostegno dell’economia anche in assenza di segnali recessivi, ha contribuito a rasserenare i mercati”.
  2. “La stagione degli utili (ovvero la pubblicazione dei risultati trimestrali delle aziende) – continua Moneyfarm – ha ancora una volta sorpreso in positivo. Non è la prima volta negli ultimi anni che l’economia americana offre una prova di forza, contrariamente alle aspettative degli operatori e, di conseguenza, dei mercati che, nel periodo recente, ne hanno sottostimato costantemente lo stato di salute. A pesare questa volta è stato soprattutto il fatto che la crescita degli utili ha smesso di peggiorare”.
  3. “Anche per quanto riguarda le prospettive commerciali – si legge nel report – abbiamo avuto l’impressione che siano avvenuti dei progressi nel dialogo tra Usa e Cina. Abbiamo già avuto modo di spiegare che il riassestamento della bilancia commerciale tra le due superpotenze è un processo che prenderà qualche tempo. Negli ultimi mesi si sono alternati momenti di distensione a momenti in cui la relazione è sembrata precipitare: adesso la retorica sembra essersi distesa e le due parti hanno fatto passi avanti concreti”.
  4. “Infine, abbiamo assistito principalmente a una stabilizzazione dei dati relativi sia al settore manifatturiero dell’Eurozona – conclude Moneyfarm – sia al commercio cinese. La sorpresa commerciale per i mercati emergenti è un indicatore fortemente correlato all’andamento dei mercati azionari globali”.

Tuttavia, Rossignoli invita alla cautela in quanto i dati relativi agli Usa sono contrastanti e anche gli indicatori dell’Ocse fotografano una crescita stabile ma bassa.

“Anche nell’importante report semestrale World Economic Outlook rilasciato in ottobre – scrive Moneyfarm – il Fondo Monetario Internazionale ha confermato che lo slancio dell’attività, in particolare quella manifatturiera, si è notevolmente ridotto a livelli mai visti dalla crisi finanziaria globale. L’aumento delle tensioni commerciali e geopolitiche ha aumentato l’incertezza sul futuro del commercio globale e sulla cooperazione internazionale più in generale, influenzando la fiducia delle imprese, le decisioni di investimento e il volume degli scambi tra i paesi”.

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“Come si può vedere dal grafico seguente – scrive Moneyfarm – seppur il trend negativo sembra essersi fermato, la maggior parte dei Paesi continua ad avere un risultato di crescita al di sotto del trend di lungo termine (LT Trend), un indicatore che serve da punto di riferimento per valutare la performance relativa di un Paese. paragoniamo il dato allo stesso periodo dello scorso anno notiamo come tutte le principali aree geografiche siano sotto la media. Il trend di crescita registrato in Asia, seppur incoraggiante, non ci pare esaustivo per determinare il buono stato di salute dell’economia globale”.

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In conclusione, è vero che ci apprestiamo ad iniziare il nuovo anno con un quadro generale migliorato ma i fattori che possono determinare un cambiamento della condizione generale di un sistema di interazioni complesso come l’economia globale sono numerosissimi. “Nonostante abbiamo osservato un generale aumento dell’appetito per il rischio tra gli investitori – conclude il Portfolio manager di moneyfarm – riteniamo che sia ancora troppo presto per pensare di alzare il livello di asset class rischiose nei nostri portafogli. Continueremo a seguire gli sviluppi macroeconomici e a valutare se l’attuale composizione dei portafogli è idonea a garantire il raggiungimento degli obiettivi di investimento”.

Grafici forniti da Moneyfarm

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