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Asset allocation 2024: per UBS AM meglio le azioni

La foto mostra una delle sedi di UBS a Zurigo

Le azioni hanno avuto un inizio d’anno negativo ma per UBS AM sono da preferire alle obbligazioni nell’asset allocation di portafoglio. Lo ha spiegato Teresa Gioffreda, investment strategist del gestore svizzero, nel corso della presentazione dell’outlook 2024. Preferire l’azionario non significa escludere le obbligazioni, che al contrario offrono rendimenti reali crescenti in un contesto di inflazione in calo e possono dare protezione al portafoglio nel caso si verificasse una recessione. Recessione che, secondo l’outlook di UBS AM, non ci sarà.

 

Economia: da soft landing a ripresa

“Veniamo da un anno positivo per i mercati finanziari nonostante numerose notizie negative” ha illustrato l’investment strategist di UBS AM. “L’anno scorso abbiamo avuto una combinazione favorevole di crescita inattesa e calo dell’inflazione” ha proseguito, ricordando come la recessione sia rimasta ad aleggiare sulle piazze finanziarie senza tuttavia palesarsi.

Il grafico mostra i numerosi eventi accaduto lo scorso anno che non hanno impedito all'indice MSCI World di avere, alla fine, una performance positiva
2023, un anno di eventi che non hanno impedito al mercato azionario di salire – Linea blu: MSCI World index – Fonte: Barclays Research

In particolare gli Stati Uniti hanno sorpreso con la loro performance ma anche l’Europa è riuscita a crescere nonostante uno scenario meno favorevole. Le difficoltà della Germania (lei sì in recessione) sono state un freno per il resto dell’area, nonché il conflitto ai suoi confini tra Russia e Ucraina. A ciò si aggiunge la constatazione che “la politica restrittiva della BCE pesa di più sull’economia europea di quanto faccia quella della Fed sulla crescita degli Stati Uniti”.

Per il 2024 il contesto economico dovrebbe evolvere positivamente e passare da un soft landing a una ripresa moderata. Ancora una volta gli Stati Uniti faranno meglio. Gioffreda ha indicato i seguenti fattori a sostegno di questa ipotesi:

 

  1. Il mercato del lavoro USA si sta normalizzando ma manda ancora dei segnali di forza;
  2. Le imprese si stanno preparando da almeno un anno a una recessione che non è ancora arrivata e, probabilmente, negli Stati Uniti nemmeno arriverà;
  3. Nel 2024 Federal Reserve e Banca centrale europea taglieranno i tassi di interesse, anche se UBS AM non pensa che il primo taglio possa arrivare già a marzo;
  4. I rendimenti reali positivi sostengono i bilanci delle famiglie e permettono una prosecuzione nella crescita dei consumi.

 

“Tutto questo ci permette di rimanere fiduciosi – ha proseguito Gioffreda – soprattutto sugli USA mentre sull’Europa siamo più neutrali”. Per quanto riguarda infine la Cina, le prospettive rimangono incerte anche se “si notano dei miglioramenti. Il Paese si muove verso una crescita del PIL al 4,5%-5% annuo ma è più importante guardare alla fiducia che deve ancora essere ritrovata”.

 

Le implicazioni per l’asset allocation

Nell’asset allocation di UBS AM per il 2024 la preferenza va alle azioni ma la presenza di obbligazioni ha un ruolo importante. “La buona notizia è che sia le prime che le seconde possono generare una performance positiva quest’anno” ha spiegato Gioffreda, secondo cui l’azionario potrà godere del taglio dei tassi di interesse mentre l’obbligazionario parte da livelli di rendimento elevati. “La parte obbligazionaria, in particolare i titoli di Stato – ha proseguito – può aiutarci a coprire il rischio in caso di recessione. Attenzione, tuttavia, a scegliere la sezione bene su quale sezione della curva dei rendimenti posizionarsi.

La scelta di UBS AM è di non allungare troppo la duration, mantenendola complessivamente attorno ai 5 anni per i titoli di Stato. Rendimenti interessanti sono inoltre presenti sul credito investment grade, dove i rischi di default rimangono bassi, mentre sull’high yield e sui mercati emergenti si trovano ottime opportunità ma diversificando e controllando la qualità.

“Le aziende sono state virtuose nell’utilizzo della leva nel corso degli ultimi anni. Il maggior costo dovuto al rialzo dei tassi di interesse, in termini di rifinanziamento, si scaricherà più avanti nel tempo. Inoltre le imprese si aspettano una recessione ormai da un anno e hanno tenuto sotto controllo la leva finanziaria. Anche se si è registrato un aumento dei tassi di default non siamo preoccupati in quanto ci stiamo portando a livelli che erano normali prima della pandemia” ha spiegato Gioffreda.

Sull’azionario cinese la posizione di UBS AM rimane prudente anche se ci sono dei cambiamenti che potrebbero avere impatti positivi con il passare del tempo. “Il fatto che la Cina si stia muovendo verso un tasso di crescita più basso non significa che le sue azioni andranno male” ha puntualizzato l’investment strategist che ha fatto notare come “le riforme locali hanno dato anche alle società detenute dal governo degli obiettivi di ritorno azionario (Roe) che ne ha migliorato le performance. Questo significa che si può guardare oltre le aziende private cinesi. Inoltre tante aziende hanno basato la loro crescita sullo sviluppo del mercato interno. Ora che quest’ultimo sta rallentando si stanno spostando sui mercati esteri, come per esempio è avvenuto con l’arrivo del Vecchio continente di diversi produttori di automobili dalla Repubblica Popolare”.

Una scala di attrattività delle asset class di UBS AM.
La scala di attrattività delle asset class degli analisti di UBS AM . Fonte: UBS AM Investment solutions al 4 gennaio 2024

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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