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Eur/Usd staziona sotto 1,05, parità nel mirino?

Eur/Usd staziona sotto 1,05, parità nel mirino?

L’Eur/Usd staziona sotto quota 1,05, avviandosi verso il terzo anno consecutivo di perdite. Nel terzo trimestre il principale cambio valutario è sceso del 3%, per effetto del ritorno del “superdollaro” che aveva caratterizzato gran parte del 2022.

La forza del biglietto verde in questo periodo può essere spiegata da diversi venti favorevoli come la resilienza dell’economia americana, la politica monetaria della Federal Reserve orientata a tenere alti i tassi d’interesse per molto tempo e la richiesta degli investitori di un bene rifugio in un periodo in cui le tensioni economiche generali hanno il sopravvento.

Dal canto suo, l’euro risente di prezzi del petrolio in grande spolvero, che si accingono a ritestare quota 100 dollari al barile e rischiano di riaccendere focolai inflazionistici che potrebbero mettere in ginocchio l’economia dell’eurozona. L’euro è vulnerabile all’aumento dei prezzi del greggio, dal momento che le importazioni nette sono molto legate ai prodotti petroliferi. L’economia europea è già sotto pressione perché la Banca centrale europea non desiste dall’aumentare il costo del denaro per cercare di contenere il carovita, rischiando in questo modo di contrarre le attività produttive e i consumi, e di riproporre la questione del debito sovrano.

 

Eur/Usd sulla parità? Ecco cosa pensano gli strateghi valutari

In questo stato di cose, tra investitori e analisti si torna a parlare di un Eur/Usd di nuovo sulla parità nei prossimi mesi. Secondo Jordan Rochester, stratega del G10 FX di Nomura, “gli alti prezzi del petrolio stanno pesando sugli scambi dell’area dell’euro, e se arriveranno sopra i 100 dollari a barile, sarà difficile per l’euro evitare la parità”. La banca giapponese si aspetta che l’Eur/Usd scenda a 1,02 entro la fine del 2023, il che comporta un indebolimento del cambio di circa il 3% dai livelli attuali.

Anche Jens Eisenschmidt, capo economista di Morgan Stanley per l’Europa, è convinto che gli shock energetici possano colpire l’euro, ma aggiunge che la moneta unica è esposta anche al rischio geopolitico rispetto agli Stati Uniti. Questo “danneggia la competitività del blocco dell’area euro e intacca le prospettive a lungo termine della moneta”, ha affermato. Per ora, la banca d’affari americana non si aspetta la parità del Fiber, ma comunque prevede un ulteriore indebolimento fino a 1,03.

Francesco Pesole, stratega valutario di ING, focalizza l’attenzione sull’Italia, ritenendo il debito della terza economia europea un elemento chiave per le quotazioni dell’euro. “Se dovessimo assistere a un deterioramento materiale del mercato obbligazionario italiano, salvo una rapida reazione da parte della BCE per calmare gli investitori, i rischi al ribasso dell’Eur/Usd si estenderebbero all’area 1/1,02”, ha detto.

A giudizio di Athanasios Vamvakidis, responsabile globale della strategia G10 FX presso Bank of America, invece, si potrebbe arrivare alla parità solo se “l’economia statunitense iniziasse a indebolirsi, con una combinazione di maggiore disoccupazione e inflazione più bassa, perché tutto ciò sarebbe negativo per il dollaro”. Tuttavia, “tale rischio non è il nostro scenario base”, ha precisato l’esperto.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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