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JP Morgan AM: lo scenario per investire nel secondo semestre

Nell'immagine la sede di JP Morgan a Milano

Il contesto in cui JP Morgan AM muoverà i suoi investimenti nella seconda parte dell’anno è positivo. Tuttavia, posto che ogni area geografica e ogni settore ha in questo momento i suoi problemi, sarà necessario operare un’attenta selezione, non limitandosi a orizzonti limitati ma preferendo un posizionamento globale. Lo ha sottolineato Maria Paola Toschi, global market strategist dell’asset manager statunitense nel corso della presentazione dell’outlook di metà anno.

 

Lo scenario centrale di JP Morgan AM

Lo scenario centrale di JP Morgan AM per il secondo semestre del 2024 prevede la prosecuzione della crescita a fronte di un’inflazione persistente. “Ci sono dei fattori che continuano a supportare la fase attuale di crescita dell’economia” ha spiegato Toschi. Tuttavia, a fronte di un rallentamento negli Stati Uniti “vedremo un’accelerazione dell’Europa” soprattutto per quanto riguarda il settore dei servizi. Rimarrà ancora al palo, invece, la Cina.

A sostegno della crescita USA la strategist di JP Morgan AM mette la solidità del mercato del lavoro e dei bilanci societari.
Nonostante i consumi degli statunitensi siano in frenata rispetto ai livelli massimi e la politica monetaria restrittiva della Fed inizi a pesare sul costo dei finanziamenti, la corporate America rimane forte e in grado di resistere senza intaccare il tasso di occupazione elevato e quindi pesare di più sui consumi. Per Gli Stati Uniti il punto interrogativo più grande è quello sul debito pubblico. “La politica fiscale ha contribuito all’eccezionalità della crescita americana – ha proseguito Toschi – ma ora con le elezioni presidenziali di novembre ci potrebbe essere un cambiamento”. Nessuno dei candidati, Trump e Biden, parla di aumenti delle tasse o riduzioni della spesa, ma il tema del debito non può essere ignorato.

Lo scenario di crescita economica prolungata si accompagnerà a un’inflazione persistente, anche se Maria Paola Toschi esclude il rischio che si verifichino nuove impennate. La discesa dei prezzi al consumo potrebbe incontrare maggiori difficoltà se, nel dopo elezioni, l’amministrazione imporrà delle restrizioni sull’immigrazione, un tema che rappresenta uno dei cavalli di battaglia di Donald Trump. “I flussi migratori sono aumentati e hanno attenuato i problemi di scarsità dell’offerta di lavoro arginando la pressione salariale. Questi lavoratori, inoltre, si collocano nella fascia bassa del mercato del lavoro e sono caratterizzati da una maggiore propensione al consumo”.

Per quanto riguarda l’Europa, Maria Paola Toschi sottolinea che il cuscinetto di risparmi accumulati durante la pandemia è ancora praticamente intatto: “Sia in Europa che nel Regno Unito la fase di decumulo non è ancora iniziata e questo fa sperare in un buon andamento dei consumi”. Inoltre l’economia europea sta uscendo lentamente da un periodo di difficoltà, come segnalano alcuni indicatori, tra i quali le vendite al dettaglio e la domanda di servizi. “Con l’inflazione che rallenta – ha spiegato la strategist di JP Morgan AM – i salari reali riprendono forza e ciò contribuisce a sostenere i consumi”. Inoltre il Vecchio continente dovrebbe beneficiare di un’accelerazione del Recovery fund, le cui erogazioni finora sono andate più lentamente di quanto previsto.

Le linee del grafico nell'immagine mostrano i risparmi in eccesso accumulati durante il periodo del Covid. In Europa tale accumulo non è stato ancora utilizzato
I risparmi in eccesso nelle economie globali – Fonte: Fonte, BEA, Eurostat, LSEG Datastream, ONS, J.P. Morgan Asset Management. Dati espressi in percentuale del PIL con base zero al 2020.

Anche in Europa si pone un tema di debito pubblico. Sul primo Maria Paola Toschi ritiene che non si tornerà alle politiche di austerity: “Ci sarà più attenzione che nel recente passato, come dimostra la procedura per deficit eccessivo avviata dalla Commissione europea contro sette Paesi (tra cui Italia e Francia) ma il debito è ormai diventato un problema globale, non è più solo un confronto tra nazioni virtuose e non”.

Sullo sfondo si muove una Cina sempre più pallida, su cui potrebbero abbattersi nuove restrizioni commerciali soprattutto se negli USA venisse eletto Donald Trump. “La crisi di sfiducia in Cina è particolarmente forte e perdurante – ha affermato Maria Paola Toschi – anche perché il 30% del PIL proviene dal settore immobiliare che ancora è in crisi. Ci vorranno due o tre anni per ritrovare un equilibrio. Gli immobili sono uno degli asset più importante dei patrimoni delle famiglie cinesi”. La speranza, per la Repubblica popolare, deriva dai settori dove il Paese può esprimere valore a livello globale, come la mobilità elettrica e il settore tecnologico.

L'immagine mostra l'andamento dell'indice di fiducia dei consumatori cinesi, che ha subito un vero e proprio crollo
Il crollo della fiducia dei consumatori cinesi – Fonte, LSEG Datastream, National Bureau of Statistics of China, J.P. Morgan Asset Management. Dati al 24 giugno 2024 – Fonte: LSEG Datastream, National Bureau of Statistics of China, J.P. Morgan Asset Management. Dati al 24 giugno 2024

 

L’allocazione degli investimenti

L’eccezionalità della situazione attuale la si ritrova anche sui mercati azionari, dove una manciata di titoli ha assunto un peso crescente. Il 60% dei rendimenti dell’indice S&P 500 accumulati dal 2023 è attribuibile a sole tre società, mentre i Magnifici Sette (Microsoft, Nvidia, Apple, Alphabet, Amazon, Meta e Tesla) rappresentano il 32% dell’indice. Le aziende statunitensi, nel loro complesso, costituiscono il 64% del mercato azionario globale.

Il predominio USA è il risultato di un periodo favorevole durato 15 anni. Mentre il Giappone lottava contro la deflazione, l’Europa affrontava la crisi del debito sovrano e l’austerità, i mercati emergenti subivano il taper tantrum del 2013 e vari shock legati alla Cina, l’economia statunitense ha goduto di una lunga espansione.

“La concentrazione del mercato rende difficile guardare oltre i vincitori attuali” spiega Maria Paola Toschi, che punta l’attenzione sulla dispersione delle valutazioni. “I primi 10 titoli dell’S&P 500 sono scambiati a un multiplo di 28x sugli utili prospettici, rispetto al 19x del resto del mercato. I titoli legati all’intelligenza artificiale possono continuare a crescere ma anche altre aree potrebbero beneficiare di questa rivoluzione tecnologica”. Il rally dei titoli growth USA si basa su fondamenta solide, ma le valutazioni elevate, i tassi d’interesse e le correlazioni azioni-obbligazioni suggeriscono una rotazione della leadership.

Al di fuori degli Stati Uniti, i mercati azionari non riflettono pienamente le prospettive economiche positive illustrate nello scenario di JP Morgan AM. I titoli europei small cap, in particolare, potrebbero beneficiare dei tagli dei tassi della BCE e della conseguente debolezza dell’euro. Anche altri settori ciclici potrebbero registrare buone performance in presenza di una crescita nominale robusta.

Per quanto riguarda le obbligazioni, la crescita economica resiliente e l’inflazione persistente limiteranno gli interventi delle Banche centrali sui tassi di interesse. “Riteniamo che un contesto di tassi più alti più a lungo possa risultare favorevole per gli investitori obbligazionari” ha affermato Toschi. Durante i periodi di tassi d’interesse normali pre-crisi finanziaria globale, le cedole consistenti rappresentavano una parte significativa dei rendimenti obbligazionari. L’attuale contesto di tassi più alti potrebbe trasformare le fonti di rendimento delle obbligazioni senza necessariamente penalizzarle.

I tassi più alti dovuti a una crescita resiliente dovrebbero favorire il credito. Se i tassi di riferimento rimangono elevati, è segno di una crescita economica robusta, il che avvantaggia segmenti come il credito societario di alta qualità e le obbligazioni dei Paesi periferici europei.
Nonostante uno scenario positivo per il reddito fisso, per JP Morgan AM ci sono dei rischi: le curve dei rendimenti sono invertite e dovranno normalizzarsi con una caduta dei rendimenti a breve termine. La politica fiscale espansiva e l’inflazione persistente potrebbero invece influenzare i rendimenti a lungo termine.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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