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Titoli di Stato USA: dati occupazione aumentano volatilità fino al 50%

Titoli di Stato USA: dati su occupazione aumentano volatilità fino al 50% in più

I dati sull’occupazione americana che saranno rilasciati oggi rivestono un’importanza particolare per i titoli di Stato USA. Secondo JP Morgan, quando i non farm payroll ricadono in un periodo vacanziero, le oscillazioni sui Treasury Bond sono particolarmente violente nelle due ore successive alla pubblicazione, con una volatilità dei rendimenti dal 20% al 50% in più rispetto alla norma. Stavolta vi è un elemento ulteriore che potrebbe determinare tale situazione, ossia il fatto che i risultati di oggi saranno particolarmente delicati in rapporto a come si comporterà la Federal Reserve nella prossima riunione.

La Banca centrale statunitense vorrebbe mettere in pausa il rialzo dei tassi di interesse a causa della crisi bancaria che minaccia di mandare l’economia a stelle e strisce in recessione. Tuttavia, un ritmo troppo veloce delle assunzioni potrebbe produrre effetti inflazionistici pericolosi, mettendo la Fed in una condizione di oggettiva difficoltà. “Questi risultati suggeriscono che i rendimenti dei Treasury potrebbero mostrare una maggiore volatilità in risposta a una sorpresa nel rapporto sull’occupazione con l’insolita chiusura anticipata di domani, in particolare dato che le condizioni di liquidità rimangono gravemente depresse”, hanno scritto gli strategist di JP Morgan.

 

Titoli di Stato USA: cosa guardare negli NFP di oggi

Le attese degli analisti per i dati sull’occupazione americana del pomeriggio sono per la creazione di 240 mila nuovi posti di lavoro nel mese di marzo, in diminuzione rispetto ai 311 mila nuovi assunti di febbraio e in linea con il ritmo stabilito a dicembre. Mentre, il tasso di disoccupazione è stimato stabile al 3,6%. Sul fronte salariale, gli economisti prevedono retribuzioni orarie medie in aumento dello 0,3%, rispetto allo 0,2% del mese precedente. Tuttavia, vedono rallentare il ritmo annuale di crescita dal 4,6% al 4,3%. Siamo però sempre a livelli molto più alti rispetto al ritmo del 3,5% considerato coerente con gli obiettivi di inflazione del 2% della Fed.

L’istituto guidato da Jerome Powell ha chiarito che ha bisogno di vedere un certo rallentamento del mercato del lavoro prima di allentare la presa sull’inflazione, in quanto la forte domanda di lavoratori mantiene alti i salari facendo aumentare i costi dei servizi. In verità, anche un lieve calo in linea con le previsioni potrebbe non essere sufficiente. Il governatore ha affermato recentemente che l’economia americana deve creare solo circa 100 mila posti di lavoro al mese per tenere il passo con la crescita della popolazione, ossia meno della metà delle previsioni per il mese di marzo.

Qualche segnale di ottimismo che il mercato del lavoro finalmente si raffreddi c’è stato questa settimana, con la revisione al rialzo delle richieste di sussidi di disoccupazione a causa di una modifica nei calcoli stagionali. Tale aggiustamento “dimostra che il mercato del lavoro statunitense si è indebolito dall’inizio di febbraio di quest’anno”, ha affermato Eugenio Aleman, capo economista di Raymond James. Alla fine, ancora vi è parecchia incertezza e il movimento dei titoli di Stato USA probabilmente rifletterà questa condizione, a meno che da oggi non esca fuori un quadro generale chiaro, molto difficile per la verità da immaginare.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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