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Elezioni francesi: 5 grandi domande per gli investitori

Elezioni francesi: 5 grandi domande per gli investitori

Siamo agli sgoccioli: tra due giorni inizia la settimana più intensa del 2024 per i cittadini francesi, con il primo turno delle elezioni per eleggere il nuovo Parlamento. I sondaggi danno avanti il Rassemblement National, il partito di estrema destra capitanato da Marine Le Pen e presieduto da Jordan Bardella. Al secondo posto si attesta il Nouveau Front Populaire, coalizione a trazione sinistra estrema che raccoglie diverse forze tra cui il Partito comunista, il Partito socialista e i Verdi. Renaissance, il partito del Presidente della Repubblica Emmanuel Macron, si ritrova confinato al terzo posto con intenzioni di voto di gran lunga inferiori che nel 2022.

Ci sono da fare però due premesse. La prima è che si tratta pur sempre di sondaggi e quindi le indicazioni vanno prese con le molle. La seconda è che non bisogna dimenticare la struttura del sistema elettorale francese che prevede il doppio turno. Ciò significa che chi prevale nella prima tornata elettorale può benissimo venire sconfitto nella seconda, in quanto conteranno a quel punto i voti degli elettori dei partiti sconfitti. Ad esempio, nel 2022 Le Pen aveva ottenuto la maggioranza delle preferenze al primo turno, salvo essere poi sconfitta da Macron nel ballottaggio. Quest’anno tuttavia potrebbe essere diverso, perché i partiti sfidanti al doppio turno rischiano di essere tre e non due. In Francia per accedere alla seconda votazione è necessario superare al primo turno il 12,5% dei voti nel collegio elettorale.

 

Elezioni francesi: ecco cosa si chiedono gli investitori

I mercati finanziari sono trepidanti nell’attesa di conoscere l’esito del voto e probabilmente nella settimana tra il 30 giugno e il 7 luglio manifesteranno un certo nervosismo. In tale contesto, sono cinque le domande chiave per gli investitori.

La prima riguarda le obbligazioni francesi. Il mercato si chiede se i titoli di Stato finiranno sotto attacco come è avvenuto nella settimana successiva all’annuncio shock sullo scioglimento del Parlamento  da parte di Macron, subito dopo le elezioni europee. I rendimenti da allora sono aumentati e se si dovessero mantenere ai livelli raggiunti, secondo le stime del Ministero delle finanze nel primo anno di governo il costo per la Francia sarebbe di 800 milioni di euro in più, che si eleverebbe a 4-5 miliardi nel quinto anno. Tutto ovviamente ruota intorno alle politiche messe in campo da un’eventuale maggioranza assoluta di estrema destra o di estrema sinistra. Così come sarebbe da valutare l’eventualità di dimissioni di Macron. In questo scenario, secondo Citigroup, le forze estreme avrebbero più campo libero per implementare i loro programmi di spesa, il che significa un aumento dello spread OAT francesi e Bund tedeschi a 10 anni tra 130 e 135 punti base, rispetto a 100-105 punti base senza dimissioni.

La seconda domanda è se le turbolenze francesi finiranno per diffondersi al resto dell’Europa, soprattutto all’Italia. Nelle due settimane seguite alle elezioni europee, lo spread tra BTP decennali e gli equivalenti Bund si è affacciato oltre i 160 punti base, livello massimo da febbraio. Questo è un segnale di vulnerabilità dei Paesi altamente indebitati. Tuttavia, secondo Peter Goves, responsabile della ricerca sul debito sovrano dei mercati sviluppati presso MFS Investment Management “il contagio dovrebbe essere limitato”. Questo perché la situazione è molto diversa rispetto al 2017, quando Le Pen minacciava di lasciare l’euro mettendo a rischio l’integrità europea. Ciò non toglie che il governo risultante dalle elezioni francesi potrebbe mettersi in contrasto con l’Unione europea innervosendo ulteriormente i mercati e quindi “aumentando la vulnerabilità della periferia a qualsiasi shock” affermano gli analisti di Bank of America.

E le banche? È questa la terza grande questione che si pongono gli investitori. Quando si creano tensioni sui mercati obbligazionari gli istituti finanziari sono i primi a soffrirne, in quanto vedono diminuire il valore degli asset in portafoglio e rischiano l’inesigibilità dei loro crediti. Le banche francesi come Société Générale, BNP Paribas e Crédit Agricole hanno perso molto alla Borsa di Parigi da quando Macron ha indetto nuove elezioni. “Le banche francesi hanno una grande quantità di debito e soffriranno se i costi del credito saranno più elevati o se ci sarà un forte aumento dei prestiti a livello governativo” ha detto Nathan Sweeney, direttore degli investimenti multi-asset di Marlborough. Un governo guidato da Le Pen potrebbe significare “tasse straordinarie o tasse sui dividendi e questo crea incertezza per le banche” ha aggiunto.

La quarta domanda fa riferimento al mercato azionario. Come reagiranno le azioni francesi? Il sell-off innescato dopo il 9 giugno ha fatto crollare l’indice CAC 40, con i titoli delle infrastrutture e dei servizi di pubblica utilità finiti al tappeto. Questo perché Rassemblement National vuole nazionalizzare le autostrade e tassare gli extra-profitti dei produttori energetici. Se darà seguito alle sue promesse, potrebbero essere tempi duri per i titoli dei settori citati, con ripercussioni possibili a livello generale.

Infine non si può non sollevare la questione relativa all’euro. Cosa ne sarà della valuta unica? In questi giorni l’euro è sotto pressione, specialmente al cospetto della forza del dollaro USA. La debolezza relativa è determinata soprattutto dalla divergenza di politica monetaria tra la Banca centrale europea e la Federal Reserve, con la prima che sta tagliando i tassi di interesse e la seconda che invece prende tempo. Ma l’euro sta soffrendo anche per le tensioni a livello politico in Europa. Questo vuol dire che, in caso tali tensioni si esacerbassero, la valuta europea potrebbe perdere ancora più terreno nei confronti del biglietto verde. “Il risultato peggiore per l’euro sarebbe un’affermazione di Rassemblement National” ha affermato Lee Hardman, economista valutario senior della banca giapponese MUFG. “In questo scenario vedremmo l’EUR/USD verso la parità“.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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