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Inflazione Turchia oltre il 75%, ma per il governo ha raggiunto il picco

Inflazione turca oltre il 75%, ma per il governo ha raggiunto il picco

L’inflazione in Turchia è arrivata al 75,45% annuo nel mese di maggio  dal 69,80% di aprile, battendo le attese degli analisti a 74,80%. Anche la crescita mensile – l’indicatore preferito della Banca centrale turca – è andata oltre le aspettative del consensus (3,37% vs 3%). L’indice core, che esclude le componenti volatili cibo ed energia, è diminuito in un mese dal 75,8% al 75% annu0 mentre i prezzi dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche hanno registrato un incremento dal 68,5% al 70,1% in un mese. È rimasta elevata anche l’inflazione dei servizi, con i prezzi dei ristoranti e degli hotel saliti di oltre il 5,5% su base mensile.

Nel complesso i dati mostrano come il carovita continui a mordere l’economia turca, nonostante la Banca centrale abbia intrapreso una lunga campagna di aumento dei tassi di interesse dopo le ultime elezioni che hanno incoronato ancora una volta Recep Tayyip Erdogan alla guida del Paese. Il governo turco però cerca di tranquillizzare, affermando che da questo mese il costo della vita comincerà a invertire la rotta. “Il peggio è alle nostre spalle – ha detto il ministro delle Finanze turco Mehmet Simsek su X poco dopo il rilascio dei dati-. Il calo permanente dell’inflazione inizierà a giugno, è scenderà sotto il 50% entro la fine del terzo trimestre”.

 

Inflazione Turchia: cosa farà ora la Banca centrale?

Stando alle parole di Simsek, quindi, l’inflazione turca avrebbe raggiunto il picco. Ma sarà realmente così? Stando alle previsioni dei massimi organismi nazionali e internazionali, attualmente l’indice dei prezzi al consumo risulta circa il doppio rispetto a quanto sarà (o dovrebbe essere) alla fine dell’anno. La Banca centrale turca si è posta come obiettivo quella di un’inflazione al 38%, aggiornando le previsioni questo mese dopo che in precedenza aveva indicato un target del 36%. Le stime coincidono con quelle del Fondo monetario internazionale.

Il punto però è se l’autorità monetaria dovrà fare qualcosa per far scendere i prezzi, con nuovi interventi sui costi di finanziamento. Questi sono stati tenuti fermi al 50% nelle ultime due riunioni, anche se si è registrata l’introduzione di alcune misure per rimuovere la liquidità in eccesso dal mercato, confermando un contesto di politica monetaria restrittiva. L’istituto monetario aveva affermato che la stretta monetaria sarebbero rimasta in vigore fino a “un calo significativo e sostenuto della tendenza di fondo dell’inflazione mensile”.

La dinamica dell’inflazione “giustifica ulteriori rialzi dei tassi e riteniamo che i rischi per queste prospettive siano aumentati anche a causa di aumenti eccessivi delle tasse e di un’ulteriore escalation della guerra in Medio Oriente” ha affermato Selva Bahar Baziki, economista di Bloomberg Economics. “Tuttavia pensiamo che la Banca centrale sia più propensa a gestire questi rischi rafforzando i suoi strumenti alternativi piuttosto che aumentando i costi di finanziamento” ha aggiunto.

L’andamento dell’inflazione nei prossimi mesi sarà probabilmente determinato anche dalle politiche fiscali del governo che integreranno la stretta monetaria dell’autorità centrale. Tutto ciò impatterà sui titoli di Stato turchi, che questo mese hanno registrato afflussi record dagli investitori esteri. Secondo Tufan Comert, direttore della strategia dei mercati globali presso BBVA a Londra, “una maggiore disciplina fiscale e la continuazione di una politica monetaria restrittiva dovrebbero aumentare l’interesse per i titoli di Stato locali una volta che ci sarà un ulteriore miglioramento delle aspettative di inflazione”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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