Russia: per JP Morgan collasso economico come nel 1998
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Russia: per JP Morgan collasso economico come nel 1998

Russia: per JP Morgan collasso economico come nel 1998

La Russia potrebbe vivere un collasso economico simile a quello del 1998, quando si materializzò il default sul debito. A sostenerlo sono gli economisti di JP Morgan, che si aspettano una contrazione del PIL russo del 7% quest’anno, mentre allora ci fu un calo della crescita del 5,3%. La banca d’affari sottolinea come le sanzioni imposte dall’Occidente nell’ambito della guerra Russia-Ucraina mirino a colpire 2 pilastri che segnano la stabilità della Nazione: le riserve di valuta estera e l’avanzo delle partite correnti. Infatti la Banca di Russia si è vista congelare 630 miliardi di dollari di riserve in valuta estera detenute soprattutto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Quanto all’avanzo delle partite correnti, questo è un grosso punto interrogativo. Finora la scure calata dall’Occidente non ha colpito le risorse energetiche della Russia come gas e petrolio, ma la situazione potrebbe cambiare presto se continua la ferocia con la quale il popolo ucraino è assediato dall’invasione russa. Gli alleati stanno valutando attentamente se cedere alla pressione esercitata soprattutto dall’Ucraina di mettere l’embargo sulle materie prime russe. Quello sarebbe un colpo al cuore per l’economia nazionale, ma avrebbe anche delle ripercussioni drammatiche soprattutto per l’Europa. Mettere all’angolo Putin richiamando sacrosanti principi morali sembra più che giusto, ma poi vi è un discorso realistico da fare che riguarda una crisi energetica che sta devastando i conti di famiglie e imprese. E qui il compromesso da trovare è una delle sfide dei più difficili a cui il Vecchio Continente è stato mai messo di fronte. Da questo però si decide alla fine se la Russia riuscirà a evitare il default, per JP Morgan.

 

 

Russia: il Rublo una valuta fantasma

La banca d’affari americana inoltre precisa come la scossa tellurica che ha colpito il Rublo sia stata potente ma rispetto al 1998 si è rivelata più contenuta. Ricordiamo che la moneta russa è stata travolta nel più grande crollo giornaliero della sua storia il 28 febbraio dopo il round di sanzioni pesante, con una perdita rispetto al Dollaro del 30%. A quel punto la Banca di Russia ha alzato i tassi d’interesse dal 9,5% al 20%, essendo di fatto inibita a entrare direttamente nel mercato monetario per via del congelamento delle riserve. Gli effetti sono stati però molto scarsi, con il Rublo che è diventata una sorta di valuta fantasma. Per Tim Graf, capo della strategia macro EMEA presso State Street Global Markets, la debolezza valutaria sarà inevitabilmente di natura inflazionistica, soprattutto se l’economia russa rimarrà chiusa rispetto al resto del mondo. Al riguardo non sarebbe difficile immaginare scenari simili a quelli del 1998. Quello che preoccupa Graf è il lungo temine, nel senso che più a lungo le sanzioni verranno mantenute, maggiore è la probabilità che il mercato dei capitali della Russia diventi intoccabile negli anni a venire. Questo in modo particolare se le restrizioni dovessero arrivare a includere le esportazioni di gas e petrolio. In tal caso per Bloomberg Economics vi sarebbe una contrazione dell’economia russa del 14% già quest’anno.

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