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Petrolio, Saudi Aramco: mercato forte per il resto del 2023

Petrolio: per Saudi Aramco il mercato sarà forte per il resto del 2023

Il mercato del petrolio rimarrà solido nella seconda parte del 2023. A sostenerlo è Amin Nasser, amministratore delegato del gigante petrolifero Saudi Aramco, nel corso della conferenza Energy Asia ospitata dalla compagnia petrolifera statale malese Petronas. Secondo il top manager di Riyadh, “i fondamentali rimangono generalmente solidi, nonostante i rischi di recessione in diversi paesi dell’OCSE”. Nasser sottolinea come le economie dei paesi in via di sviluppo – Cina e India su tutti – stiano guidando “una crescita sana della domanda di petrolio di oltre 2 milioni di barili al giorno”. Questo nonostante il Dragone stia “affrontando alcuni venti economici contrari”. A suo avviso, “i settori dei trasporti e petrolchimico stanno ancora mostrando segni di crescita della domanda”.

 

Petrolio: ecco perché le quotazioni stanno scendendo

In apertura di settimana il petrolio è in calo sul mercato delle materie prime, con il Brent che perde lo 0,23% a 73,83 dollari al barile, mentre il WTI scende dello 0,23% a 69 dollari. Da inizio anno la discesa sfiora il 15% per entrambi, in quanto l’aumento dei tassi d’interesse attuato finora dalle Banche centrali ha alimentato le aspettative di recessione e quindi di un calo della domanda di greggio.

La Federal Reserve ha deciso nel mese di giugno di mettere in stand-by la stretta sui Fed Funds rates ma presumibilmente a partire da luglio attuerà ancora uno o due rialzi. La Banca centrale europea ha affermato di voler continuare a stringere sulla politica monetaria fino a quando l’inflazione non darà più problemi. La Bank of England, infine, ha dovuto inasprire oltre le attese la politica sui tassi poiché il carovita in Gran Bretagna si mostra più resistente del dovuto.

Inoltre, pesa molto la ripresa economica al di sotto delle aspettative della Cina. Molti si attendevano un rimbalzo poderoso di Pechino quest’anno dopo la riapertura delle attività post-Covid, ma i dati macroeconomici hanno finora tradito le attese. Tra l’altro è arrivato a inizio settimana il downgrade di S&P Global Ratings in merito al PIL cinese. L’agenzia americana ha abbassato dal 5,5% al 5,2% le stime di crescita per il 2023. La domanda della Cina è cruciale per il mercato petrolifero visto che il Dragone rappresenta uno dei principali consumatori mondiali della materiaprima.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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