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Yen ai minimi del 1990 contro il dollaro, il governo interverrà?

Lo yen crolla ai minimi del 1990 sul dollaro USA, il governo prepara l'intervento

Lo yen è crollato al minimo del 1990 sul dollaro USA. Il sell-off della valuta giapponese ha spinto l’USD/JPY a 151,97, a un passo dalla soglia psicologica di 152 dove potrebbe scattare un intervento diretto delle autorità giapponesi sul mercato valutario.

I trader si stanno sbarazzando dello yen perché poco convinti che la Bank of Japan normalizzi la sua politica ultra-accomodante attiva ormai da tanti anni. Nell’ultima riunione, la BoJ ha posto fine al regime di tassi negativi che perdurava dal 2015, alzando i tassi di interesse di 20 punti base. Dal meeting però non sono uscite vere indicazioni su intenzioni di inasprimento nel breve termine. Il governatore Kazuo Ueda ha segnalato che i costi di finanziamento non potranno aumentare in maniera brusca poiché l’inflazione deve ancora dare prova di mantenersi stabilmente al di sopra dell’obiettivo di lungo periodo del 2%.

Questi commenti assumono maggiore significato se tutto si rapporta al fatto che la Federal Reserve ritarderà probabilmente il taglio dei tassi di interesse quest’anno, grazie alla forza dell’economia statunitense e a un’inflazione che ancora si dimostra ostica negli Stati Uniti. Di conseguenza, il differenziale di rendimenti tra USA e Giappone è destinato per un po’ di tempo a mantenersi elevato e questo non giova allo yen.

 

Yen: il governo pronto a intervenire

L’indebolimento dello yen a quasi 152 per dollaro ha fatto scattare il segnale di allarme. Il governo giapponese, per voce del ministro delle Finanze Shunichi Suzuki, ha lanciato un avvertimento verbale: “Stiamo osservando i movimenti del mercato con un alto senso di urgenza. Adotteremo misure coraggiose senza escludere alcuna opzione” ha dichiarato.

Proprio il livello di 152 dell’USD/JPY potrebbe essere uno spartiacque importante, anche perché il mercato delle opzioni in quell’area segnala una certa quantità di call inverse riguardo lo yen da parte dei trader per coprire posizioni short su USD/JPY. Ciò significa che una violazione della barriera innescherebbe un ulteriore sell-off dello yen, con l’estensione della perdita rispetto al dollaro. “Data la storia recente, una violazione di 152 potrebbe istigare l’intervento delle autorità giapponesi, ha affermato Rodrigo Catril” senior FX strategist presso la National Australia Bank Ltd di Sydney.

Insomma, il passo dalle minacce ai fatti in questo momento potrebbe essere breve per il governo. Le autorità del Sol Levante erano già scese in campo due volte nel 2022, spendendo complessivamente 9.200 miliardi di yen, pari a 60,6 miliardi di dollari, per sostenere la divisa domestica. La prima volta a settembre, allorché l’USD/JPY aveva superato quota 145; la seconda volta a ottobre quando il cambio si era proiettato oltre 150. Anche allora ci fu prima una serie di avvertimenti verbali che però non riuscì a fermare il trend.

 

Cosa pensano gli esperti di mercato

Secondo quanto riferito da alcuni funzionari governativi le autorità giapponesi non ritengono che l’indebolimento recente dello yen sia frutto della poca convinzione della BoJ di stringere sulla politica monetaria, ma più che altro di speculazioni di mercato che mettono alla prova la determinazione del governo.

Secondo Yujiro Goto, capo stratega valutario di Nomura, il linguaggio utilizzato dalle autorità, con la caratterizzazione dei recenti movimenti valutari come speculativi, potrebbe essere interpretato come un avvertimento più diretto al mercato. “Se il dollaro-yen viene scambiato al di sopra del livello di 152, il rischio di un intervento di acquisto di yen aumenterebbe in modo significativo”, ha detto. A giudizio di Benjamin Shatil, stratega dei cambi presso JP Morgan a Tokyo, il mercato è invitato a “testare la linea dura che le autorità difenderanno” se dovesse arrivare adesso una mossa del governo.

Il dibattito potrebbe spostarsi anche sulle dimensioni dell’intervento. Shusuke Yamada, capo della strategia di cambio del Giappone presso Bank of America, ritiene che l’entità potrebbe essere limitata inizialmente da 2.000 a 4.000 miliardi di yen (13 miliardi di dollari), per poi arrivare alla fine a 12.000 miliardi di yen.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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