Inflazione: per Unicredit vicina al picco, da 2023 focus torna su crescita - Borsa e Finanza

Inflazione: per Unicredit vicina al picco, da 2023 focus torna su crescita

Unicredit ha presentato il suo outlook di midyear 2022, inflazione vicina al picco

Il rallentamento della crescita economica, che in alcuni casi potrebbe sfociare in una recessione tecnica (almeno due mesi consecutivi di calo del Pil), tornerà al centro dell’attenzione delle Banche centrali prima di quanto i mercati finanziari si attendono. E potrà fermare, di conseguenza, la corsa a inseguimento dell’inflazione iniziata prima dalla Bank of England, poi dalla Federal Reserve e, a partire da luglio, dalla Bce. Da questo scenario, tratteggiato da Marco Valli, Global head of Research e Chief european economist di Unicredit, durante la presentazione dell’Outlook di metà anno della banca di piazza Gae Aulenti, si intuisce la posizione in cui ci troviamo oggi: in mezzo al guado o, con le lenti di chi vede il bicchiere mezzo pieno, al punto di svolta.

 

Nel 2023 inflazione in frenata

Secondo Valli “la Federal Reserve potrebbe dover far marcia indietro sui tassi di interesse già prima della fine del 2023. Ciò significa prevedere un sentiero di rallentamento per l’inflazione già nel corso del prossimo anno”.

Addirittura il capo economista per l’Europa di Unicredit considera la possibilità che, prima di fine 2023, ci possa essere un ritocco al ribasso dei tassi sui Fed funds, dopo un picco previsto al 3,5% già entro fine 2022.

“Inevitabilmente – ha spiegato Valli – con un’inflazione elevata e diffusa come quella attuale, la Fed non può che irrigidire le condizioni finanziarie in modo rapido. Prevediamo rialzi di 50 punti base nei prossimi tre meeting della Fed”.

D’altronde, se l’inflazione è salita con rapidità, i segnali di deterioramento dell’economia si stanno facendo altrettanto frequenti. Secondo Valli  le condizioni finanziarie si sono irrigidite e il rallentamento economico diventerà più diffuso nel 2023.

“Le nostre previsioni indicano un tasso di crescita appena sopra l’1% l’anno prossimo negli Stati Uniti. La recessione non è uno scenario centrale ma i rischi sono in aumento e tanto più l’inflazione si dimostrerà difficile da mettere sotto controllo, tanto più la Fed dovrà addentrarsi in territorio restrittivo con la sua politica monetaria”.

Una situazione molto difficile da gestire che spiega la sincerità con cui Jerome Powell ha ammesso, in audizione davanti al Congresso degli Usa che “sarà molto difficile avere un soft landing”.

 

Per Unicredit la Bce fermerà il rialzo dei tassi all’1,25%

Anche in Europa i rischi per l’economia si stanno intensificando e gli indici Pmi diffusi stamattina lo hanno dimostrato. Tutti sono usciti al di sotto delle attese e di poco superiori a quota 50, soglia che separa le fasi di contrazione da quelle di espansione. Per Valli si tratta di un segnale inequivocabile di perdita di slancio dell’economia che

“potrebbe essere più brusca di quella che prevediamo. nelle nostre stime, peraltro già inferiori alle aspettative di consensus”.

Ciò che vale per la Fed, dunque, può valere ancora di più per la Bce. E infatti Valli prevede un punto di arrivo per i tassi sui depositi della Banca centrale europea tra l’1% e l’1,5%, in un’area di neutralità:

“Pensiamo che la Bce riuscirà a spingersi al massimo verso un picco dell’1,25% sul deposit rate, con un ritocco di 25 punti base a luglio, 50 a settembre e tre rialzi di 25 punti base fino a marzo dell’anno prossimo incluso. Dopodiché la finestra per ulteriori rialzi si chiuderà”.

L’inflazione core dovrebbe invece toccare un picco, secondo le previsioni di Unicredit, intorno al 4,3% nei mesi autunnali, mentre i prezzi al consumo headline dovrebbero iniziare a scendere a breve se le tariffe di gas ed elettricità inizieranno a muoversi verso il basso in estate. In caso contrario si dovrà aspettare novembre.

“Quello che in questo momento mi lascia meno tranquillo – ha commentato lo strategist – è che la Bce abbia deciso di prendere di petto le prospettive di inflazione in una situazione economica già indebolita dagli shock di offerta. Siamo alle prese con una risalita repentina dei tassi di interesse e a un conseguente irrigidimento delle condizioni finanziarie di sistema perché le banche, naturalmente, diventano più prudenti nelle loro politiche di lending”.

All’Europa, insomma, rischia di venire a mancare sia la gamba del finanziamento bancario, sia il sostegno delle manovre espansive di Francoforte. Ecco perché, secondo Valli, i rischi di ribasso per l’economia sono

“destinati a intensificarsi nei prossimi mesi. Ritengo che la Bce sia troppo rilassata sullo scenario di crescita. La sua previsione, sopra il 2% come da attese diffuse a giugno, è davvero troppo ottimistica. Anche perché l’economia europea risentirà dell’effetto di un irrigidimento comune a tutte le grandi banche centrali, fatta eccezione al momento per quelle di Cina e Giappone”.

Gli analisti di Unicredit hanno posizionato l’asticella della crescita per l’economia europea poco sopra l’1%, dopo aver ridotto le stime di ben 2,5 punti percentuali rispetto ai primi due mesi dell’anno, ovvero da prima dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Dalla Russia, peraltro, arriva una minaccia che potrebbe far deteriorare ulteriormente la situazione e di cui si sono avute alcune avvisaglie nel corso dell’ultima settimana

“Ovviamente – ha spiegato Valli – se ci sarà un taglio completo delle forniture di gas russo, potremmo rivedere al ribasso le nostre stime anche di 3 punti percentuali, il che significherebbe scendere in area di contrazione economica”.

 

Italia in attesa di uno scudo, anti-spread

La Bce ha una difficoltà in più nell’affrontare l’inflazione. Difficoltà che si è manifestata dopo l’ultima riunione del Board con l’impennata del rendimento sui titoli decennali italiani e l’allargamento dello spread Btp-Bund. Christine Lagarde è dovuta correre ai ripari nemmeno una settimana dopo riunendo d’urgenza il Board per rassicurare i mercati. I quali ora attendono che la Bce dia seguito a quanto promesso, ossia il lancio di uno strumento anti-frammentazione.

Per Marco Valli “le indicazioni che sono emerse finora supportano l’idea che ci sia un impegno della Bce ad acquisti illimitati e questo impegno dovrebbe bastare senza necessità di intervenire davvero. Il tutto, ovviamente, accompagnato a una condizionalità che però mi aspetto molto leggera. Se lo strumento antiframmentazione che verrà proposto, crediamo possa essere presentato nel meeting del 21 luglio, non rispetterà queste due condizioni, a mio avviso potremmo vedere un nuovo allargamento degli spread. Se invece le condizioni verranno rispettate, riteniamo che la presenza di questo strumento basterà ad arginare le pressioni del mercato e non crediamo che il commitment della Bce verrà testato dalla speculazione”.

 

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